L’illuminato Principe Niccolò Gaetani

Gli studi scientifici e filosofici, da Cartesio a Galileo. Le accuse alla corruzione della nobiltà. Il giovane Raimondo di Sangro era spesso ospite della sua dimora e, afferma Benedetto Croce, che lo stesso Gianbattista Vico fece da “ghostwriter” al Gaetani. Fermenti preilluministici a Piedimonte Matese.

Niccolò Gaetani è un personaggio, forse, non adeguatamente valutato e sicuramente sormontato dalla fama della consorte Aurora Sanseverino Gaetani, che fu tra le più intraprendenti organizzatrici della cultura nel Meridione d’Italia, durante il primo trentennio Tra ‘600 e ‘700.

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Niccolò Gaetani era stato socio dell’Accademia degli Investiganti, che ruotava intorno a Leonardo Di Capua e a Tommaso Cornelio, e che imponeva una spinta propulsiva o agli studi scientifici che riprendono Cartesio e Galileo e incrementano l’antigalenismo.  Il Gaetani, divenuto principe di Piedimonte, per decreto dell’imperatore Carlo VI, era stato al centro di controversie filosofiche e religiose nelle quali aveva avuto al suo fianco Niccolò Amenta; aveva anche protetto l’avvocato piedimontese Lorenzo Ciccarelli che aveva allestito nella sua casa napoletana una stamperia clandestina per pubblicare opere di difficile diffusione a causa della censura (1).

Certo è che Niccolò Gaetani è collegato con le esperienze scientifiche e filosofiche del nuovo regno e, attraverso la sua opera, Piedimonte, forse unica in Campania, diventa una specie di misuratore delle esperienze letterarie della cultura italiana. 

Egli frequenta anche la poesia, ma di sbieco; egli stesso definisce gravi e poco arcadiche i suoi versi. Gli interessi del Principe si rivolgono alla scrittura di manuali di comportamento, e di educazione, alle riflessioni di filosofia morale sulla scorta del Trattato delle passioni di Pascal arrivato a Napoli al profilarsi della seconda metà del ‘600 (2).

Ospite della sua dimora piedimontese è Raimondo di Sangro, nato dal matrimonio di Cecilia Gaetani, figlia di Niccolò, andata sposa, nel 1707, ad Antonio di Sangro di Sansevero. Dopo la morte precoce della madre, il giovane Raimondo trova spesso ospitalità, nel palazzo dei Gaetani a  Piedimonte.   Il nonno, insieme con il canonico Gianfrancesco Trutta provvedono, nei periodi di sosta a Piedimonte, all’istruzione e alla formazione del futuro sperimentatore della cultura scientifica del ‘700 (3).

Sicuramente in linea con le polemiche contro il potere politico, che avevano caratterizzato i circoli che frequentava, Niccolò Gaetani chiudeva il volume di educazione e comportamento,  La disciplina del cavalier giovane, con un attacco verso la nobiltà dei suoi tempi, dopo che nell’introduzione aveva  lamentato “le leggi dell’onesto vivere viziate e corrotte, lettere malmenate” (4).  L’opera, da rieleggere e rivalutare, fu rivista da Gianbattista Vico, se non, addirittura,  scritta dal filosofo, che secondo il parere di Benedetto Croce (5) che avrebbe fatto da vero e proprio ghostwriter. Croce, in effetti, ritrovò nel corpus delle carte di Vico  alcune glosse  apposte  alla Disciplina del giovane cavaliere . La supposizione crociana rimane tale ancora oggi.

Nella Disciplina del giovane cavaliere, il Gaetani entra in polemica con la nobiltà del suo tempo, ricorrendo accenti che saranno ripresi dall’Illuminismo ed in particolare dal Parini e sceglie un modello di nobiltà fondato sull’amor di sé

Gaetani entra in polemica con l’amor proprio che ritiene portatore di vizi irrimediabili. La distinzione tra   amor proprio e amor di sé occupa tutto il ‘700 è fortemente attuale nel pensiero illuministico, ed impronta il pensiero leopardiano. Si va facendo strado una differenziazione fondamentale tra l’attaccamento a se stessi, condannabile, ed un amore di sé legittimo perché favorisce la conservazione della specie umana ed il buon governo.  Si tratta per il principe Niccolò II di riprendere l’amato Cartesio, ovvero di saper andare oltre le consapevolezze acquisite e cercare altri orizzonti, come scrive Alessandro Stile, “che accrescono da una parte la libertà, e dall’altra la responsabilità”.

Ha notato con acume Alessandro Stile, studioso del più famoso volume gaetaniano Degli avvertimenti intorno alle passioni dell’animo, che, per il Gaetani, l’equilibrio dell’ordine civile, frutto di una corretta gestione delle passioni («la conservazione degli affari pubblici»), è una prova a sostegno dell’idea di Provvidenza Vichiana.  Stile ha istituito, con le dovute cautele e con molta acribia, un confronto tra  le tesi  di  Malebranche che considera i nobili «incapaci di applicarsi a qualunque cosa» per lo «scarso uso che si fa della propria mente»,  alle investigazioni e alle preoccupazioni morali e sociali  del Principe, che si ritrovano anche  nel meno frequentato dei suoi due volumi: La disciplina del giovane cavaliere, e che anticipano la posizioni dell’Illuminismo sul ruolo della nobiltà .

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Note: (1) Cfr., Editoria e cultura a Napoli nel XVIII secolo, a cura di A.M. Rao, Liguori editore, Napoli, 1998, pp. 337 e sgg; (2) A. Stile:  “ Ma spostiamoci a Napoli, dove già nel corso del Seicento l’ultima opera di Cartesio, Le passioni dell’anima, era stata al centro di un fitto dibattito, fin da quando, già nel 1650, l’anno successivo alla sua pubblicazione, il volume era arrivato in città grazie a Tommaso Cornelio, mentre nel resto dell’Italia era stata quasi ignorata.” Id. Passioni di croce e passioni di spade: Nicolas Malebranche e Niccolò Gaetani, Laboratorio dell’ISPF,XIV 2017, 10,p.4; (3) Cfr., Dissertazioni Istoriche delle Antichità Alifane, Napoli 1776, cap XX, p. 292; (4) Niccolò Gaetani, La disciplina del cavalier giovane, pag. IV ….; (5) Cfr. B. Croce, Bibliografia vichiana, a cura di F. Nicolini, Napoli, 1947-1948,pag. 116.

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