L’Imperatrice dei Tarocchi

Donna = Materia. La sposa dell’Imperatore, a lui sottomessa con il compito di soddisfarlo, anche sessualmente e di generare un erede.

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Nel più antico ordine di Trionfi giunto a noi in forma manoscritta risalente alla fine del XV secolo, l’Imperatrix precede l’Imperator. L’Imperatrice e l’Imperatore risultano pertanto abbinati.

Il motivo è semplice e possiamo desumerlo dai nostri studi al tempo in cui frequentavamo le scuole medie. Innanzitutto, l’Imperatore si configura come quella maestà voluta da Dio che doveva provvedere ai bisogni del popolo per quanto riguardava il suo sostentamento materiale. Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: “Era proprio necessario inserire anche l’Imperatrice, non bastava l’Imperatore?”. Ovviamente no, dato che un ordine che rispecchiava una Scala Mistica di carattere cristiano non poteva non tenerla in considerazione. Ne scopriremo il motivo.

Come asserisce la Bibbia, occorre vivere in due sotto la luce del sole a detta dell’Ecclesiaste: “Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. 10 Infatti, se vengono a cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. 11 Inoltre, se due dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? 12 Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto”.

L’Imperatore era quindi colui che per primo doveva dare il buon esempio, affiancando a sé la propria moglie.

Potremmo accontentarci di queste massime di saggezza, ma c’è di più, molto di più, qualcosa di cui la Bibbia non parla. L’uomo solo veniva considerato un peccatore, dato che per soddisfare i propri istinti frequentava prostitute o insinuava nelle mogli degli altri il tarlo di chissà quali piaceri avrebbero potuto godere giacendo con lui.

Per la maggior parte, i matrimoni medievali erano frutto di contratti commerciali atti a garantire un incremento dei beni. Dato che solitamente le donne non amavano per nulla i propri mariti, ritirate in casa a condurre una vita priva di emozioni, gli unici piaceri potevano derivare, e Boccaccio insegna, dall’intrattenere rapporti sessuali con altri uomini che spergiuravano sul proprio onore di essere innamorati.

Nel libretto d’opera La Scuola de’ Gelosi del grande Antonio Salieri una romanza sottolinea in maniera assai calzante un insegnamento valido per ogni epoca e per quelle donne che si innamorano senza pensare alla volontà (strategia) dell’uomo:

 “Ah, non siate ognor si facili, / donne belle a dare il cor, / né crediate a preghi e lacrime / di colui che chiede amor! / Cercherà di farvi credere, / con promesse e con sospir, / che per voi languisce e spasima, / che vicino egli è a morir. / Ma dal labbro incauto e tenero / esce e appena il caro si, / che l’amor svanisce, e perdesi / e vi tratta poi così”.

Dobbiamo pensare che la società del tempo, che rifletteva un maschilismo accentuato, si poneva il problema di salvare l’anima dell’uomo e non parimenti quella della donna dato che quest’ultima era considerata alla stregua di un bene materiale.

Sarà sufficiente, per comprendere tale abominio, fare riferimento alla qualità che Aristotele, tenuto nel medioevo in grande considerazione, attribuisce alla donna.

Nell’opera Riproduzione degli animali egli scrive infatti che la riproduzione è comune a entrambi i sessi: “il maschio è portatore del principio del mutamento e della generazione” mentre “la femmina di quello della materia”.

Tuttavia, il maschio e la femmina sono dotati di “una diversa facoltà”, il primo è “attivo” in quanto “atto a generare nell’altro”, la seconda è “passiva” in quanto “è quella che genera in sé stessa e dalla quale si forma il generato che stava nel genitore”.

Poiché “la prima causa motrice cui appartengono l’essenza e la forma è migliore e più divina per natura della materia, il principio del mutamento, cui appartiene il maschio, è migliore e più divino della materia, a cui appartiene la femmina”.

In parole povere, la donna era considerata inferiore all’uomo e non serviva ad altro, nel pensiero medievale, che a procreare dato che il suo corpo era stato concepito per tale funzione mentre attraverso la coniunctio sexualis la libidine del maschio veniva soddisfatta.

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Ecco allora il secondo ruolo dell’Imperatrice, che come abbiamo visto era quello di dare un erede al trono e di soddisfare nel contempo le voglie dell’Imperatore che, come abbiamo visto, per il ruolo che deteneva doveva insegnare al popolo, attraverso il proprio esempio, l’importanza di “vivere in due sotto la luce del sole”.

Ogni Imperatrice dava di sé un’immagine di straordinario fascino grazie non solo al ruolo che ricopriva ma anche per l’eleganza degli abiti che indossava e nel caso fosse stata di brutto aspetto per i trucchi con cui le veniva imbellettato il viso.

Ovviamente la Chiesa non intervenne mai per condannare con le leggi suntuarie questo tipo di trasformazioni nel viso dei Reali. Se la prese invece con le prostitute:Se la prostituta si profuma e si orna in modo da attirare con false attrattive e fa intuire una bellezza e lusinghe che non possiede, dal momento che il cliente compra ciò che vede, e che in questo caso, è menzogna, la prostituta commette con ciò un peccato, e non deve conservare il guadagno che ne ritrae. Se infatti il cliente la vedesse com’ella è veramente, non le darebbe un obolo, ma siccome gli pare bella e brillante, le dà i danari. In questo caso deve conservare solo un obolo e restituire il resto al cliente che ha ingannato o alla Chiesa o ai poveri”.  (Thomas o Thomae de Chobham (c.1278-?), Summa Confessorum).

D’altronde, se sempre donne erano, certamente queste ultime non avevano il potere di opporsi. Come al solito, a rimetterci erano sempre i poveretti.

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