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Lettera di un’anoressica uscita dall’inferno

Dopo anni di terapia mi arrivò la lettera di Federica, una mia paziente: «ho sconfitto l’ANORESSIA. Grazie di cuore». Mi emoziono ogni volta che la rileggo.

Nell’ultimo articolo abbiamo trattato cause, sintomi e possibilità di riconoscere i malati di anoressia (link all’articolo).

Vorrei, a questo punto, mostrare una lettera che risale a circa 20 anni fa. La scrisse Federica, una ragazza napoletana che ben tre anni prima venne nel mio studio per una consulenza dietologica.

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La ragazza, già al primo “impatto”, evidenziò caratteri francamente anoressici. Ma la madre che l’accompagnava, preoccupata certo per il sottopeso (ma assolutamente ancora ignara della gravità del problema), si presentò dicendo: “Dottò dovete dare una bella dieta ricostituente a mia figlia”.

Quel giorno, ricordo, parlai per più di un’ora con entrambe. Poi, vincendo un’ostinata resistenza iniziale, circa dieci minuti da solo con la ragazza. Ebbene, dopo che stilai la dieta, riuscii a convincere mamma e figlia a tornare allo studio. Nel primo mese di terapia, almeno ogni dieci giorni. Sia per un controllo del peso ma, soprattutto, per un colloquio personale con la ragazza.

E così avvenne per poco più di un mese. Finché, finalmente, Federica fu ricoverata presso una struttura specializzata nei disturbi del comportamento alimentare.

Per qualche tempo fui tenuto periodicamente al corrente della sua salute, ma poi, causa un trasferimento della famiglia al Nord, non ebbi più notizie. Dopo tre anni però, mi arrivò una lettera. Era di Federica.

Una lunga, lunghissima lettera, che ancora conservo tra i miei ricordi di medico. Ecco alcuni passaggi principali della missiva:

«Per anni, troppi anni è stata per me il miraggio della felicità. Ora madre, ora padre (l’“assente”), ora fratello, pian piano era diventata l’”amica” unica e speciale.

Si era sostituita a tutti i membri della famiglia e mi consentiva di vivere in un mondo alternativo, forse strano, ma eccezionalmente personalizzato, unico, solo mio.

Era con me al mio risveglio mattutino, poi mi seguiva passo-passo tutto il giorno fino a sera, sempre congratulandosi che ero stata perfetta, e nelle mie (tante) notti insonni, mi era sempre vicino, pronta a tranquillizzarmi nell’attesa del controllo mattutino del peso (e già il peso, il mio nemico. La bilancia il mio giustiziere.)

Era quella che mi suggeriva ogni scusa e le mosse giuste per superare i mille ostacoli che familiari, amici, compagni di scuola, professori, il medico di famiglia e il mio fidanzato Francesco mi frapponevano ossessionatamente tutti i giorni, e che mi faceva ottenere il massimo prendendo il minimo. 

Poi, ho conosciuto lei, l’ennesimo medico dietologo. Non so perché ma, già dal primo incontro, mi ha emozionata, addirittura stregata. Senza forzature, ma con semplici parole mi ha costretto finalmente a “guardarmi dentro”

Ricordo che al ritorno a casa, quasi per sfida, di proposito mi fermai davanti allo specchio. E stranamente non vidi la solita immagine di una ragazza grassa e col culo grosso, ma di una ragazza estremamente magra, dagli occhi verdi, ancora belli, ma ormai solo pelle ed ossa.

Lei mi aveva dato la dieta ma, soprattutto mi aveva consigliato di tornare allo studio per controllare il peso e se magari ne sentissi il bisogno di farci una bella chiaccherata.

Stranamente… così feci. Si ricorda ben tre volte il primo mese e poi, nel successivo, altre due. Non di più. Perché in quel breve lasso di tempo lei mi aveva convinto finalmente a “fermarmi un attimo”, “fare un bel respiro”, “guardarmi dentro” ed a “volermi bene”.

Frasi fatte che inizialmente mi sembrarono ridicole, ma che poi mi hanno accompagnato ogni giorno, soprattutto durante la degenza in clinica.

E già, la clinica. Mi aveva detto anche che solo con la dieta e le sue parole avrei risolto ben poco, e che, per stare bene e meglio, mi ci voleva una struttura adeguata, ovvero una struttura specializzata proprio per questi problemi.

Mai consiglio fu più determinate e prezioso. Accettai e lei ne fu felice ma, percependo i miei dubbi, mi rincuorò e mi disse: vai tranquilla, tornerai guarita. Ed è stato così, dopo diversi ricoveri in clinica, in meno di tre anni ho risolto i miei problemi

Ho ritrovato di affetti della famiglia (anche di mio padre), e degli amici, e soprattutto ho capito il grande amore che aveva per me Francesco e che io finalmente ho il privilegio di amare.

Senza dubbio e senza paura posso affermare: ho sconfitto l’ANORESSIA. Grazie di cuore».

Questa lettera mi emoziona ogni volta che la rileggo.

Voglio dire, comunque, che non ho guarito io Federica.

L’ho solo convinta a fidarsi di chi poteva aiutarla a salvare la sua vita!

Immagine: Photo by Win Jane on Unsplash

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