Il Papa dei Tarocchi: origine e simboli

Dalla favola della Papessa alla realtà del Papa. Suoi attributi simbolici: il triregno, le chiavi, la barba e… Gallo Papa, Gallina Papessa

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Mio padre, quand’ero piccolo, mi raccontava la favola del Gallo che volle andare a Roma per farsi Papa. Durante il viaggio incontrò la Gallina che gli chiese di poterlo seguire.

Il Gallo accettò volentieri pensando che se lui fosse diventato Papa avrebbe avuto bisogno di una Papessa. Ricordo che allora, ragazzino di 6/7 anni, chierichetto a 5, il fatto che potesse esistere una Papessa mi spingeva a chiedermi: “Ma cosa fa la Papessa?”. Non avendo ricevuto risposta, mi concentrai sul Papa, tanto che quando qualcuno mi chiedeva cosa avrei voluto fare da grande (ma come si poteva porre una domanda simile a un bambino negli anni ’50, quando i bambini erano bambini in tutti i sensi a differenza di oggi?) io rispondevo: “Il Papa”, suscitando un’ilarità che non comprendevo.

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Il Papa

Cresciuto, mi resi conto della non esistenza della Papessa, se non in termini simbolici, che si trattava di una favola, come ho scritto in riferimento a questa figura nell’articolo a lei dedicato.

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Concentrandoci quindi sul Papa dei Tarocchi, diremmo innanzitutto che nel primo ordine di Trionfi conosciuto risalente alla fine del Quattrocento, il Papa si trova al quinto posto, dopo la Papessa (la Fede), entrambi mediatori fra la terra e il Cielo.

Fra gli attributi dei Pontefici che troviamo nei tarocchi, la tiara papale o triregno (in latino triregnum) rappresenta il copricapo extra-liturgico che ogni Papa indossò durante la cerimonia dell’incoronazione, da Clemente V (1305) a Papa Paolo VI (1963), il quale poi ne sospese l’uso sostituendola con la mitria. Riguardo il simbolismo delle tre corone del triregno possiamo evidenziare alcune interpretazioni, dato che non è ancora certo il loro preciso significato. Esse potrebbero simboleggiare il triplice potere del Papa in quanto “padre dei principi e dei re, rettore del mondo, vicario in terra di Cristo”. Infatti al momento dell’incoronazione del Papa si usava pronunciare le seguenti parole:

“Accipe thiaram tribus coronis ornatam, et scias te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris Nostri Jesu Christi, cui est honor et gloria in sæcula sæculorum”

(Ricevi la tiara ornata di tre corone, e sappi che tu sei il Padre dei Principi e dei Re, il Rettore del Mondo e il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra, a cui solo è dovuto onore e gloria nei secoli dei secoli).

Un’ulteriore ipotesi le collega alla triplice autorità del Sommo Pontefice: “Pastore universale, Giurisdizione ecclesiastica e potere temporale”, mentre Giovanni Paolo II nel suo discorso per l’inizio del pontificato le associò alla triplice missione di Cristo, in quanto “Sacerdote, Profeta-Maestro, Re”. Ma esse potrebbero rappresentare anche la “Chiesa Militante sulla terra”, la “Chiesa purgante dopo la morte e prima del Paradiso” e la “Chiesa trionfante nella ricompensa eterna”. E le interpretazioni non finiscono qui.

Il libro tenuto in mano dal Pontefice è il Libro Sacro della fede cristiana, cioè la Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) che contiene le Verità divinamente rilevate.

Un elemento simbolico di grande interesse si trova nella carta del Tarocco Parigino di anonimo datato all’inizio del sec. XVII, dove il Papa tiene nelle mani chiavi (indicanti la discendenza da San Pietro) di grandi proporzioni e una lunga asta. Ai suoi piedi appare una Sfinge viva, dalle proporzioni di un cane, ritta sulle zampe anteriori.

La Sfinge, divinità solare, fu considerata dagli antichi egizi simbolo di sovranità, di saggezza, di forza divina. Ma nel Rinascimento rappresentava anche la necessità di nascondere la saggezza più profonda alle moltitudini, affinché non venisse fraintesa e abusata. Pico della Mirandola scrisse nella sua Oratio del 1486:

“Egiptiorum templis insculptae Sphinges, hoc admonebant ut mistica dogmata per enigmatum nodos a prophana multitudine inviolata custodirentur.”

(Le Sfingi che sono scolpite sui templi degli Egizi avvertivano che le dottrine mistiche devono essere mantenute inviolate dalla moltitudine profana per mezzo di enigmi). 

Nella carta, il Papa rappresenta il custode dei misteri che li nasconde dallo sguardo generale, condividendo con i suoi eletti la sua profonda comprensione, grazie al possesso delle ‘chiavi del regno’.

Nel XVI secolo Cesare Ripa, parlando del Carro di Minerva, dea della Saggezza, scrisse che “…in capo porta una celata, che per cimiero hà una sfinge”, che significa “che la sapienza ogni ambiguità risolve”. La presenza della Sfinge nella carta del mazzo sopra descritta, racchiusa nella veste del Papa, esprime simbolicamente la sua profonda saggezza, la forza divina che risiede in lui e che lo guida in ogni decisione, così come il suo essere l’incarnazione terrestre della Verità rivelata, quella verità che ai mortali è avvolta nell’enigma.

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Molto si è discusso sulla presenza nei tarocchi di immagini di Pontefici con o senza barba, cercando di individuare quali personaggi reali fossero stati rappresentati nelle carte. Sebbene tale opera possa apparire meritoria, la barba, lungi da essere intesa come un preciso riferimento realistico di un ritratto, deve essere interpretata come un aspetto di saggezza in quanto le persone sagge venivano sempre raffigurate nel medioevo con questo ornamento naturale dovuto all’età avanzata alla quale veniva attribuito grande dote intellettiva.

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Anche oggi, per dare di sé un’immagine di una qual certa intelligenza, molti uomini si adornano della barba, forse per nascondere la loro natura di bagatelli. Dal canto mio, direi che la barba mi snellisce facendomi sembrare più magro.

Vi prego di non fare commenti, li conosco già.

Immagine: Il Papa dal Tarot de Paris, anonimo, inizio sec. XVII.

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