Dolce&Gabbana e il grande sbaglio

Tra i ruderi dell’inverno nucleare del marchio italiano in Cina, un anno dopo. Postille anti-suicidio: cosa non fare, ma soprattutto cosa-fare-quando-hai-fatto-cosa-non-andava-fatto. Breve lezione di saggezza (Zhìhuì).

A quasi un anno dallo scivolone che ha travolto il brand Dolce&Gabbana possiamo considerarne il fallimento di non rappresentare più il Made in Italy. D&G ad oggi è sinonimo di frustrazione nella gestione delle comunicazioni e decadenza dell’educazione economica. E’ un’azienda che non ha saputo mantenere un corretto marketing e non ha avuto la capacità di reagire in maniera giusta nel momento critico.

Nel novembre del 2018 Dolce&Gabbana ha finito la sua ascesa nell’Olimpo del lusso in Cina, a causa di tre spot pubblicitari di cattivo gusto. Spot distribuiti per promuovere il grande show che avrebbe avuto vita di lì a poco in Shanghai, oltre ai messaggi fuori luogo e fuori di testa di Stefano Gabbana su Instagram.

D&G sicuramente si avvale della miglior manifattura e manodopera italiana, ma non è in grado di portare avanti il valore del Made in Italy, che caratterizza una storia di arte, mestiere e artigianato di qualità. Gli italiani non sono gli stereotipi dipinti dal brand. Gli italiani non categorizzano il mondo tramite le macchiette messe in scena da D&G. Gli italiani sono quelli che ogni giorno si impegnano per garantire l’eccellenza in tutto il mondo.

Cosa avrebbe dovuto fare D&G per evitare il declino? Rivolgersi esclusivamente ad agenzie e professionisti di nazionalità cinese e operanti sul territorio cinese, affidandosi a loro con il cento per cento della fiducia. 

Inoltre, a danno compiuto avrebbe dovuto ammettere l’errore con sentite scuse e rilanciare una nuova campagna pubblicitaria contro ogni forma di razzismo e misoginia, pubblicando un documento ufficiale rivolto direttamente al Governo cinese.

Spiegando e scusandosi dell’errore commesso con le massime autorità politiche, si sarebbe arrivati a una forma di pacificazione. Sicuramente tutto ciò resta un monito per le aziende che vogliono allargare e/o mantenere il proprio business in paesi con una cultura diversa da quella di origine.

In Cina oggi puoi trovare negozi e prodotti di D&G, ma risultano merce invenduta. Vetrine dove gli stessi commessi sono lì con il proprio telefonino sotto mano, perché sanno che nessuno entrerà da quella porta. A nulla valgono suggerimenti come: cambiare i vertici, togliere “Gabbana”, o dimensionare target e prezzi… perché in Cina, semplicemente, non venderà più.

Per Domenico Dolce e Stefano Gabbana è forse giunto il momento della saggezza: in cinese, “Zhìhuì” (智慧). Saggezza è capire come dimensionare l’ego, o è un attimo che ti ritrovi a dover vendere la villa al mare.  

Note redazionali

Ambra Patarini ci trasmette il: «link alla vendita della villa» (https://www.lionard.it/esclusiva-villa-dolce-e-gabbana-in-vendita-sul-mare-di-stromboli.html). L’immagine dell’articolo è composta con gli elementi pubblicati dal profilo ufficiale di D&G su “WeChat” trasmessi dalla redattrice.