Centro di gravità permanente

Nuovi orizzonti della pedagogia, per un divenire dell’essere in un mondo che cambia. I valori spirituali nella formazione dei giovani. L’esserci oltre le logiche economiche e produttive.

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Nell’uomo moderno si assiste ad una forte crisi legata al significato della vita. I grandi interrogativi dell’esistenza umana: l’uomo moderno si è prosciugato nel progressivo sviluppo di una mondializzazione dell’economia, della finanza e dei consumi. Non c’è posto per gli interrogativi dell’esistenza umana, il significato della vita. La concezione della natura umana, prevalentemente, se non esclusivamente, è ormai fondata sul possesso, sviluppo e possibilità di scambio di beni materiali.

Pertanto, quella dinamica consapevolezza della ricerca dell’identità personale, di senso e di finalità ultima che ha accompagnato l’esistenza umana durante i secoli, oggi si è affievolita o totalmente perduta in una società che ignora la spiritualità dell’uomo.

Si ha un appiattimento generalizzato di tipo materialistico e viene a perdersi progressivamente la considerazione di beni che di loro natura sono spirituali: propri, cioè, dello spirito umano. La spiritualità è una capacità simile, ma non riducibile all’esperienza religiosa, morale, o estetica.

Essa è una capacità umana diretta a specifiche forme di consapevolezza, un’attivazione della capacità umana di autotrascendenza. Un movimento verso uno stato di coscienza, nel quale le limitazioni dell’identità umana sono sfidate dall’esercizio della creatività umana.

L’autotrascendenza: intesa come  volontà  di significato   che permette di aiutare l’uomo  nella prospettiva promozionale di sviluppo , scoprire  il proprio senso della vita, a divenire conscia della sua dignità e della sua libertà, ad accettare le sue responsabilità, a trovare ed attualizzare i valori creativi, esperienziali e di atteggiamento, che rappresentano la distinzione dei valori.

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Spirituale è tutto ciò che nell’uomo lo induce a superare il suo esclusivismo edonismo, la sua paura, la sua inerzia, il suo edonismo; tutto ciò lo porta a disciplinare, a dominare e dirigere le forze incomposte, istintive ed emotive che si agitano in lui; tutto ciò che lo induce a riconoscere una realtà più ampia e superiore, sociale e ideale e ad inserirsi in essa, varcando i limiti della propria personalità (R. Assagioli, le vie dello spirito).

L’assenza di un centro spirituale provoca nell’uomo moderno, costretto ad affrontare inevitabilmente momenti dolorosi, angoscia.  Angoscia dovuta al crollo di quella impalcatura di pseudo certezze effimere, che fino a quel momento era la sua esistenza e allora ad un tratto percepisce l’angoscia del nulla che coinvolge l’intera sua esistenza senza possibilità di scampo.

Angoscia per sua finitezza e fragilità. Angoscia per la mancanza di significato, angoscia per la mancanza di un interesse supremo, di un significato che dia valore a tutti i significati. Dal punto di vista strettamente pedagogico bisognerebbe riconsiderare la dimensione spirituale dell’educazione come una riconquista di un’unità profonda tra cognitivo e affettivo, tra mente e cuore, tra sentimento e ragione.  In sintesi, un modello educativo capace di parlare all’umano che è in noi, a quel cuore che in modo diverso è in ciascuno di noi ed è tuttavia sempre lo stesso.

Come tutti sappiamo, oggi il processo educativo si riduce alla dimensione della formazione, intendendo con questa espressione entrata nell’uso corrente (soprattutto mediante i documenti delle grandi organizzazioni internazionali come l’OCSE, il Consiglio di Europa, la Banca Mondiale) la padronanza di procedure volta all’acquisizione di abilità e competenze operative socialmente utili.

Una posizione questa che porta a un modello di uomo pensato soprattutto come risorsa utile nell’intrigato rapporto tra sapere e sviluppo, benessere e crescita economica, dove l’unica cosa che può fare l’uomo è vivere nella provvisorietà esistenziale e nell’incapacità di optare per scelte dense di significato.

Un cambiamento di rotta nell’educazione è possibile solo se si supera questa visione “di provvisorietà esistenziale”, per una dimensione spirituale, o auto-trascendenza dell’umano. La spiritualità è legata alla pedagogia nella riflessione integrale dell’essere umano, nei processi di conoscenza di sé, nella costruzione umana e nei suoi valori morali e percorsi di verità, come la bontà, l’amore, la vita, l’onestà, la giustizia.

Tenendo conto di quanto sopra evocato, si può impostare un percorso d’educazione spirituale partendo dall’educare al vero, al bello, al bene.  Una esperienza del vero, del bello e del bene implica lo sviluppo di uno spazio interiore, che permetta nel tempo di penetrare sempre più in profondità il loro valore infinito e di coglierne sempre meglio la connessione con il fine ultimo, il significato più profondo del tutto.  

Disporre, inoltre, di strumenti educativi che mirano a sollecitare e sostenere nel giovane lo sviluppo di una dimensione interiore, che è basata su una memoria-condensatrice , ossia “la disposizione a ricordarsi e a leggersi, a interpretarsi e interpretare per reinterpretare  gli eventi dell’esistenza, dando loro un significato nuovo e la possibilità di conferire a questa un significato complessivo affinché non si riduca a un cumulo disorganico di eventi occasionali e di accadimenti da subire passivamente” (Rossi, 2001).

Viene così richiamata fortemente sia l’idea di cammino, di avventura, sia quella di cammino interiore. Si tratta di quella sete di significato che è dentro di noi, come spinta a voler comprendere il senso del nostro vivere (Mollo, la via del senso).    

In altre parole, trovare il baricentro esistenziale, il nostro centro di gravità permanente.

Senza un centro di gravità interiore, rischiamo di gravitare attorno ai tanti centri di attrazione esterni, fatti di vetrine, immagini pubblicitarie, istantanee destinate a essere sostituite da altre sempre nuove.

Diversamente un centro di gravità interiore deve poter essere permanente, come qualcosa che resta sempre dentro di noi.  Per questo serve rivedere i percorsi educativi e scolastici, che devono essere luoghi d’esperienze etiche, estetiche e veritative autentiche. Luoghi d’esperienze esistenziali che sollecitino un risveglio dell’interiorità, d’accompagnamento per le vie di un viaggio, verso il senso della vita.   

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Photo by Daoudi Aissa on Unsplash