Psicoterapia ed arte. “La Giraffa in fiamme”, dall’utopia alla distopia.

Analogia tra casi clinici e opere d’arte. Navigando nei simboli nella penombra dell’inconscio, tra comprensione e soluzione delle sofferenze quotidiane.     

Un quadro risulta essere un’eterna istantanea che imprime allo spettatore una precisa emozione. Un’emozione paragonabile solo a quella che si sperimenta nell’incontro con l’altro durante una seduta di psicoterapia. Ci sono storie, vissuti e relazioni che evocano precisi colori e tratti inconfondibili con i quali lavorare per dare un nuovo senso e vivere il cambiamento.

Terapeuta e paziente ad un primo colloquio. Una visione apocalittica di un mondo di solitudine ed insoddisfazione. Desolante a tal punto da non lasciare alcuno spazio alla speranza, bloccato in circoli viziosi di perfezionismo e sensi di colpa. Un giovane trentenne intrappolato tra alte idealizzazioni e scottanti delusioni. Ancorato ai suoi vincoli familiari, oscilla fluttuante senza avanzare, tanto da ricordare il manichino antropomorfo di Salvador Dalì, nell’opera “La Giraffa in Fiamme”.

La giraffa in fiamme, Dalì

Del resto il suo sociale risulta un mondo arido, fatto di persone sole, proprio come lo scenario del quadro. Intollerante alle frustrazioni, vissute come violente immagini della sua bassa autostima, vive come prigioniero di una coazione a ripetere di insuccessi. Un viaggiatore privo di rotta, navigante disperso tra distorsioni di realtà e semi-deliranti fissazioni. La necessità ossessiva di dover controllare il tutto attraverso un rigore patologico, privo di una reale strategia e svolto in maniera afinalistica. Il domani percepito come catastrofico, angoscioso ed ineluttabile, il presente come falso e bugiardo.

Protagonista di un romanzo di Orwell, si sente perseguitato e sempre sott’attacco, combattendo, giorno e notte, la sua personale guerra contro il mondo.

Scarse le relazioni significative e scarse le soddisfazioni lavorative. Un’esperienza di vita da solo all’estero fallimentare e l’umiliante ritorno a casa dai genitori hanno generato mille preoccupazioni sul suo futuro.

Paura di sbagliare, quindi, paura di crescere. In più, tanta rabbia, profonda e viscerale, incanalata indubbiamente male e riversata in futili rappresaglie digitali sul web con chiunque avesse un pensiero diverso dal suo. Il rosso fiammante dell’odio, il blu della tristezza. Dall’utopia di chi non ha obiettivi alla distopia di un avvenire buio e sterile.

Nel dipinto del maestro catalano, la figura centrale presenta dei cassetti aperti ma vuoti. Ed ecco che attraverso la relazione terapeutica si è provato a riempire quegli spazi sentiti così arcani ed angusti, dando l’opportunità al ragazzo di costruirsi nuovi traguardi, sperimentandosi e confrontandosi con altri ritorni di sé.

Partendo da piccole conquiste, ha iniziato ad allargare il campo, includendo vecchie e nuove persone nella sua vita, sentite e vissute non più come minacciose ma come una risorsa. Per aver fiducia negli altri, però, bisogna prima fidarsi di se stessi. Tempo al tempo e se si ha il coraggio di attraversare il buio, prima o poi si trova la luce. Del resto, nella stessa Giraffa in Fiamme di Salvador Dalì, in quell’ambiente privo di vita vi è un piccola sagoma umana di colore giallo, quasi come se fosse uno spiraglio di un domani diverso a partire dalla ricerca della propria identità.

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