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“Per un’introduzione sugli Emaki” di Marco Milone

Racconti d’orrore ed erotismo. Demoni, fantasmi dal mondo dei morti. Buddhismo esoterico, divinazioni, influssi stellari. L’opera di Milone percorre l’oriente artistico e spirituale degli emaki.  

“L’ Emakimono, spesso chiamato semplicemente emaki, è un’opera narrativa illustrata e orizzontale, sviluppatasi tra l’undicesimo e il sedicesimo secolo in Giappone… l’emakimono unisce testo e immagini, è disegnato, dipinto o stampato su un rotolo orizzontale…”

Marco Milone

In questo stralcio introduttivo dell’affascinante libro di Marco Milone si evince immediatamente quanto l’emaki sia stato determinante per lo sviluppo di tutti quei sistemi semiotici organizzati che traggono dalla scrittura la loro forza narrativa, in primis il fumetto e il cinema.

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Già nel VI-V sec a.C Simonide di Ceo affermava che la pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura parlante, affermazione che riporta all’èkphrasis ovvero la descrizione verbale di un’opera d’arte visiva.

Orazio qualche secolo dopo, coniò la locuzione latina Ut pictura poesis (si faccia in modo che il dire si veda), per descrivere la felice unione dell’immagine con la parola.

Milone, nel suo libro, ci accompagna in un viaggio nell’Oriente artistico, spirituale e misterioso delle grandi dinastie imperiali giapponesi, un lavoro accurato che descrive lo sviluppo dell’arte dell’emaki partendo dalla sua discendenza cinese.

Nei rotoli dipinti descritti dall’autore, possiamo trovare il racconto illustrato di temi religiosi, feste rituali e pagane, fatti storici, usi e costumi, storie d’avventura, horror ed erotismo.

L’emakimono, era molto apprezzato dai nobili giapponesi, in particolare erano le donne a mostrare grande passione per i romanzi illustrati. Le signore occidentali nel periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta avranno lo stesso interesse per il Fotoromanzo, evoluzione fotografica dell’emaki.

L’immagine in sequenza, ovvero l’esistenza di un prima e di un dopo, un inizio e una fine, è la forma che più si addice alla narrazione di sempre, l’utilizzo del rotolo come supporto è tema ricorrente nella storia dell’arte visiva, partendo da quelli ebraici della Torah, passando dalla Colonna Traiana e arrivando al rullino della Kodak o alla bobina della pellicola cinematografica.

Anche un’invenzione come la Fotografia, capace di rappresentare appieno il qui e ora e anche il per sempre, intuì da subito l’esigenza di servirsi della parola per accrescere il proprio potere descrittivo, proprio per questo il pioniere William Fox Talbot con il suo The pencil of naturedel 1844  ci regala il primo libro di immagini fotografiche corredato di didascalie, preparando l’avvento delle moderne riviste illustrate.

Inoltrandoci nella narrazione di Milone ci si imbatte in elementi che rimandano a tematiche teatrali successivamente riprese dai grandi artisti dell’arte visiva e non, come per esempio, nel Rotolo Illuminato dei fondatori della setta Kegon. In esso si narra, attraverso una successione di “scatti cinematografici”, il racconto del disagio emotivo di Zenmyo, una giovane ragazza cinese che vede salpare la nave del suo amato, un tema ripreso poi nei primi del Novecento da  Giacomo Puccini nella Madama Butterfly.

Nel Ban dainagon ekotoba, che pare essere stato commissionato dall’Imperatore per placare l’ira di uno spirito dopo l’incendio di Kyoto del 1177, la narrazione avviene con una rappresentazione pittorica talmente vivida che anche chi non è a conoscenza della storia può evincerla solo dalle immagini.

Gli emaki sono stati gli artefici dell’improvviso e duraturo successo che hanno ottenuto i fumetti e cartoni animati Manga giapponesi dalla fine degli anni Settanta ad oggi.

Demoni, fantasmi che tornano dal regno dei morti per cibarsi di cadaveri (antenati dei moderni zombie) sono argomenti ricorrenti nei rotoli, come il Buddismo esoterico o le istruzione per predire il destino e gli influssi stellari favorevoli. Nel Zuijin tieni emaki si apprende l’uso di venerare i ritratti delle persone morte per ottenere benefici o fare fatture ai nemici, una pratica che tramite l’uso della fotografia è ancora in auge nei riti di santeria sudamericana.

Dal libro di Milone si evince infine che l’arte dei nostri cantastorie, spesso operatori di Lanterna magica (Lanternisti) che giravano per le piazze illustrando a parole le immagini dipinte o proiettate su tela, arriva da molto lontano. Il viaggio che ci porta ad intraprendere l’autore non è quindi a senso unico, è un ritorno alle origini, un percorso circolare alla scoperta degli antenati dei nuovi media.

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