cabala

Cos’è la Kabbalah? Parliamone seriamente.

Senza Shalshelet, la catena dorata dell’iniziazione, non esiste vera Kabbalah. Un’introduzione necessaria, che mai deve stancare di essere detta, per poter riconoscere l’autentica maestranza della tradizione mistica ebraica: i Mekkubalim e gli Tzadiqqim.

Quando parliamo di Kabbalah spesso nasce in noi un sentimento di curiosità e di mistero, come quelle leggende che venivano raccontate nei paesini dai nonni a qualche nipotino, come a velare con un manto di fiaba una realtà lontana che vive in un tempo che non è il nostro. Come una dimensione profondamente legata ai ricordi ancestrali.

Cosa significa Kabbalah?

Certamente, chiunque potrebbe prendere un dizionario etimologico e ottenere una risposta soddisfacente, se ci si vuole fermare alla superficie.

Tuttavia, se si intende sbirciare sotto il velo del silenzio, c’è bisogno di qualcuno che possa sussurrarci l’intima essenza di ciò che stiamo guardando.

Ecco che la stessa etimologia di Kabbalah cambia completamente e ci insegna una premessa quanto mai necessaria per compiere ciò che è la Kabbalah, lo “stato di Ricevere”.

Ma… ricevere cosa?

Ricevere la luce dentro di noi, per far risplendere la nostra vita.

Kabbalah letteralmente significa ricevuta. La ricevuta fiscale, per intenderci, ha anche quel significato lì!

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Kabbalah indica anche uno dei più antichi modi che ha l’essere umano di portare avanti la conoscenza. Ovvero, raccontare da bocca a orecchio gli insegnamenti. Per questo possiamo anche intendere Kabbalah con il significato di “tradizione”.

Tutto è riconducibile alla nostra propria capacità di accogliere, di “metterci in risonanza“, come il diapason che accorda la nuova armonia.

In concreto, cos’è la Kabbalah?

La Kabbalah è un sistema metodologico di analisi ed esecuzione: poggia su una trasmissione orale di pratiche meditative che consentono di compiere l’esperienza di risveglio della coscienza.

Tuttavia questa definizione da manuale non si addice propriamente a ciò che è lo spirito della Kabbalah. Se volessimo cercare altre parole per fare intuire cosa sia la Kabbalah, diremmo:

«È la via attorno alla quale germogliano i frutti. I suoi percorsi rimangono celati».

La Kabbalah è ancora oggi tramandata da guida ad allievo, le cui vite sono legate da una “Shalshelet”, una catena d’oro che consente di tracciare la storia di un lignaggio, la catena dell’Iniziazione.

Chi discende da Rav Yehuda Ashlag, di benedetta memoria. Chi ancora, da Rav Menachem Mendel Schneerson, l’ultimo Rebbe Lubavitcher, di benedetta memoria.

Chi addirittura proviene da chi ha tramandato, in cerchie ristrette, un lignaggio antico e solo di recente è stato riconosciuto come autentico portatore della tradizione. In ogni caso bisogna sapere da dove questi insegnamenti hanno origine, per questo è bene conoscere la propria Shalshelet. Tra le due maggiori figure di alta maestranza nei lignaggi della tradizione kabbalistica, troviamo i Mekkubalim (gli “Accettati”, come la buonanima del Prof. Arie Ben Nun, di benedetta memoria) e gli Tzadiqqim (i “Giusti”).

Purtroppo anche nel mondo ebraico ci sono tanti “finti kabbalisti”, con lignaggio inventato. Per riconoscere i veri maestri, occorre “verificare” la Shalshelet.

Senza una Shalshelet non ci può essere autentica Kabbalah.

Immagine: dell’autore

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