Trionfi di balle

Dimenticate tutte le sciocchezze che avete letto sulla storia dei Tarocchi. È materia degli scienziati, non di improvvisati imbonitori. “Tarocco” significa “matto”, sono nati a Bologna e all’inizio erano 14. Si tratta di una delle più straordinarie realizzazioni del pensiero umanistico italiano e il più completo sistema simbolico occidentale.

Se l’immaginario collettivo odierno relega i tarocchi a solo strumento divinatorio, essi rappresentano ben altri e più profondi valori. Il problema è comunicarli alle masse, cosa estremamente difficile in cui i giornali o le televisioni, eccetto rari casi, hanno una buona parte di colpa: «Non parliamo di concetti profondi. Sa, l’intervista uscirà in una rubrica domenicale per cui occorre essere concisi e soprattutto leggeri».

Quando regolarmente mi dicono queste cose, la mia mente va a quella foto pubblicata anni fa da un quotidiano nazionale che immortalava Papa Giovanni Paolo II seduto alla sua scrivania dove sopra troneggiavano i due volumi delle Meditazione con i Tarocchi con tanto di prefazione del celebre teologo Van Balthasar.

Quando seguo tesi di laurea, oggi da correlatore, una cosa che impongo per il semplice motivo che corrisponde a verità, è che gli studenti scrivano: «I Tarocchi rappresentano una delle più straordinarie realizzazioni del pensiero umanistico italiano e il più completo sistema simbolico del nostro Occidente».

Un segnale importante a cui va aggiunta la frase: «Essi esprimendo la Scala Mistica cristiana così come divulgata nel medioevo, secondo il concetto ‘Ludendo Intelligo’ servivano a far comprendere ai giocatori la via che conduceva dallo stato di Matto alla conoscenza del Divino».

Uno strumento sì ludico ma anche un mezzo legato all’Ars Memoriae, utile per rimandare alla mente i significati di un’etica che faticava sempre a imporsi, per cui niente di meglio che far imparare attraverso il divertimento del gioco.

Poiché la filosofia scolastica medievale pretendeva che gli uomini credessero in Dio non per fede, ma per ragione, lo stato di matto ben si addiceva a tutti i non credenti, tanto da illustrare il passo biblico che trattava degli assoluti atei con l’immagine di un folle simile a quello che ritroviamo nella omonima carta dei tarocchi.

In questi la presenza del Matto/Folle acquista pertanto un ulteriore e profondo significato: in quanto possessore di ragione ma non credente, egli doveva divenire non solo un credente senza la necessità di argomentazioni intellettuali che giustificassero quanto sentiva nel suo cuore, ma anche, grazie agli insegnamenti espressi dalla Scala Mistica,  un ‘Folle di Dio’, condizione che trova la massima espressione nel santo più popolare, cioè Francesco, che fu chiamato ‘Lo Sancto Jullare e il Sancto Folle di Dio’.

Al riguardo Girolamo Beniveni scrisse sempre in epoca quattrocentesca la seguente ballata: «Non fu mail el più bel sollazzo / Più giocondo, ne maggiore / Che per zelo e per amore / Di Iesù diventar pazzo. /… / Ognun gridi com’ io grido / Sempre pazzo, pazzo, pazzo».

Oggi, se non tutto,  sappiamo molto sui tarocchi: sappiamo che furono ideati a Bologna da un principe toscano che trovò graziosa ospitalità presso i Bentivogli,  conosciamo il significato del termine ‘Tarocco’ che fin dal medioevo significava ‘matto, idiota’, sappiamo che i Trionfi in origine erano 14 per poi divenire 22 col tempo, assecondando in ciò il significato del 22 nella numerologia della mistica cristiana quale ‘Sapientia Dei” , sappiamo che in origine i cosiddetti ‘Arcani Maggiori’ si chiamavano Trionfi da cui il nome in origine del gioco di Ludus Triumphorum, e che solo all’inizio del Cinquecento il nome mutò in Ludus Tarochorum e tanto altro ancora e fra questo altro che per leggere in maniera seria i simboli, entrando nel campo della divinazione, occorre rifarsi a Jung e alle sue tesi dell’energia del simbolo. Ma anche se sappiamo molto, il mondo sceglie, e mi si perdoni l’espressione, i raccontatori di balle, quelli che fanno storcere il naso ai migliori accademici e che non trovano posto in nessuna tesi di laurea.

Purtroppo, è così e al momento non sembra esserci una via d’uscita. Si tratta di ballisti di varia natura: esistono personaggi che posseggono un nome famoso per altre situazioni a cui si sono dedicati nel tempo, ora non più economicamente vantaggiose, per cui hanno ben pensato di dedicarsi a tempo pieno, supportati da multinazionali editoriali, a raccontare stupidaggini storiche, sapendo di falsare la storia che possono aver letto da qualche parte; altri invece, ‘sine nomine’ hanno intuito la possibilità di fare affari insegnando come leggere i simboli inventando per i tarocchi chissà quali origini misteriose, annunciando sempre che presenteranno le prove delle loro affermazioni senza poi portarle mai alla luce, dato che, ovviamente, non esistono.

Ciò che stupisce è che il popolo li segue, ammirato e affascinato, senza rendersi minimamente conto delle falsità che si celano nei loro discorsi. Fortunatamente c’è qualcuno che ragiona e che dopo una breve lettura di tanta somma verità – e mi sto riferendo alle pubblicazioni di questi ballisti – le abbandona ritenendole idiozie.

Una cosa comunque è certa: di questi col tempo se ne perderanno le tracce, dei grandi studiosi rimarranno scritti che il tempo non cancellerà, volumi preziosi incastonati qual pietre preziose fra le raccolte delle più importanti biblioteche nazionali dell’intero mondo.

Immagine: Hieronymus Bosch, Il Presigiatore, Saint-Germain-en-Laye, Musée Municipal (Particolare). Mentre uno spettatore manifesta stupore di fronte a un prestigiatore (El Bagatella nei Tarocchi), un complice del ‘mago’ ne approfitta per portargli via la borsa.

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