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Trappole della mente: cercare nemico e negare realtà

Svegliare l’adulto che è in noi, non il bambino che è facile preda di rabbia ed emotività, alla ricerca di un colpevole su cui scaricare la paura, o impegnato a negare la realtà: “il covid non esiste!”. Le trappole della nostra mente. Effetti del lockdown spiegati dalla psicologia.

Il covid 19 è arrivato come uno tsnuami. Ne avevamo sentito parlare come di una cosa lontana, poi più vicina, poi non c’è stato più tempo per niente, se non per la paura. Abbiamo aderito, piuttosto di buon grado, alle precauzioni che ci hanno detto di prendere. Abbiamo capito che era importante stare in casa e lo abbiamo fatto.

Abbiamo riscoperto i nostri figli. All’improvviso i nonni non potevano più essere d’aiuto e non c’erano nemmeno le palestre, le piscine, le scuole di ballo, di scherma e qualsiasi altra attività i nostri figli facessero. Questo ha riguardato anche noi adulti. Tutti i nostri “paracaduti” della giornata non c’erano più e nemmeno gli aperitivi con gli amici o le cene. Solo noi e la nostra famiglia all’interno del nostro appartamento, diventato all’improvviso CASA, intesa come sicurezza, come posto sicuro dove non ci può essere niente di brutto e se prendevamo le dovute precauzioni quando ci ritiravamo, anche il covid restava fuori. Ovviamente sto parlando delle situazioni dove casa poteva essere vissuta come posto sicuro

Tutti uniti contro un unico nemico: il covid 19 appunto.  Abbiamo scoperto che li poteva essere piacevole conoscere i nostri figli ed i nostri coniugi. Abbiamo trovato un senso di comunità molto forte, che si è manifestato anche dai balconi. Saluti e scambi di informazioni d’incoraggiamento, anche con vicini con i quali fino a qualche giorno prima non ci scambiavamo nemmeno un saluto, o magari ci guardavamo male, per un’auto parcheggiata male o una disattenzione. Tutto azzerato. Avevamo un nemico da fronteggiare, insieme era meglio.

Il peggio dell’infezione era in Lombardia e quindi si sono attivati volontariati per questa regione, così ferita a morte. Abbiamo pianto tutti vedendo le immagini dei carri militari che trasportavano le bare in un silenzio allucinante, carico di dolore e di paura. Il dolore e la paura di tutti noi.

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Quello che è successo è stato il subentrare di due emozioni molto forti: la rabbia e la negazione.

Quando è subentrata la rabbia? Forse quando c’è stata la fuga di notizia e in tanti si sono precipitati ai treni per tornare al sud? Ci siamo sentiti fragili ed indifesi, all’improvviso avevamo qualcuno con cui essere arrabbiati, le persone che erano ritornate. Questo ci ha fatto vedere il nord, in generale, la Lombardia in particolare, non più come un insieme di persone da aiutare, bensì come dei nemici, gli “untori” di buona memoria manzoniana. Ci sono dei fondi di verità, ma la rabbia è un‘emozione con una forte componente psicologica: trovare un colpevole contro il quale scaricare la tensione, il non poterne più della nostra stessa paura.

L’altra emozione comparsa è la negazione: il virus non esiste! Immagino che nessuna di queste persone sia mai andata in un reparto di terapia di covid-19. Una scelta assolutamente irrazionale. Il bisogno di credere che forse basta lo yoga per guarire, sempre supponendo che il virus esista, “in fondo è una sciocchezza”.

In realtà sono due aspetti della stessa medaglia. Vogliamo non avere più paura, tornare ad una normalità, che magari nemmeno ci piaceva tanto… ma che conoscevamo.

Vorremmo non pensare che siamo in un tunnel, dove la vita di una volta è piuttosto lontana.

Bambini alla ricerca di un genitore rassicurante che ci dica che non è successo niente, che va tutto bene. Oppure bambini che pensano sempre di risolvere il problema creando un nemico. Entrambe sono condizioni pericolose e se ci fermiamo a pensare ce ne possiamo rendere conto. Abbiamo bisogno di attivare l’adulto in noi per poter valutare le cose da fare e come farle, tenendo a bada emozioni che sono entrambe distruttive.

E’ importante che riscopriamo la nostra parte adulta che ci aiuti ad attivare il “buon senso” che manca al bambino, Calandoci nel ruolo di un genitore che insegna al bambino come vedere i pericoli ed evitarli 

Immagine@etiennegirardet su Unsplash

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