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Siamo tutti Bagatelli?


Il motivo storico e accertato del perché, nei tarocchi, la carta del Bagatto raffigura un prestigiatore, al di là di tutte le opinioni e le interpretazioni anteriori. L’imbroglione che volontariamente elude i dogmi di Dio e inganna il prossimo.

Un interrogativo che fin dagli inizi degli studi critici sui tarocchi – e stiamo parlando degli anni ’80 del secolo scorso – gli storici dell’argomento si sono posti, ha riguardato la presenza della carta del Bagatto, chiamato nei testi antichi ‘El Bagatella’, raffigurato nei Trionfi (Arcani Maggiori) miniati quattrocenteschi da un prestigiatore.

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Perché non un falegname o un muratore oppure un personaggio di una qualsiasi altra professione? Anche dal momento in cui apparve evidente la presenza di una Scala Mistica cristiana nell’ordine originale dei Trionfi, il dilemma permase.

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Se il Matto era considerato colui che non credeva in Dio, tanto da essere raffigurato nelle bibbie illustrate a impersonare l’ateo convinto, le carte successive, a esclusione del Bagatto, possedevano un senso ben preciso facile da cogliere: dai rappresentanti del potere temporale si passava a quelli del potere spirituale, poi vizi da vincere attraverso le virtù, la morte quale memento mori, dato il diavolo  in agguato, e infine il cielo con i suoi cerchi concentrici secondo la visione aristotelica-tolomaica in auge nel medioevo fino al Mondo, chiamato da un buon monaco del tempo ‘Dio Padre’.

Ma perché un prestigiatore?

Fortunatamente nel 2012, meglio tardi che mai, riuscii a risolvere l’enigma scovando un testo francese che così recitava:

«On appelle la bagatelle le péché qui degrade plus la nature humaine, qui l’énerve, qui l’aveugle, qui la depouillant de sa noblesse et d’une fierté legitime, l’asservit aux plus humiliantes sensations. C’est bien avec raison que le Sage nous avertit, que l’homme insensé commet le crime, par manière de badinage: Quasi per risum stultus operatur scelus. Prov. X. 23».

Chiamiamo la Bagatella il peccato che degrada maggiormente la natura umana, che la snerva, che l’acceca, che spogliandola della sua nobiltà e di una sua fierezza legittima, l’asservisce alle sensazioni più umilianti. È ben a ragione che il Saggio ci avverte che l’uomo insensato commette il crimine alla maniera di una burla. Quasi ridendo lo stolto commette peccato. Proverbi, X, 23»).

Per comprendere cosa si intendesse per peccato bagatella, risulta illuminante quanto segue: nel sommario del processo contro Tommaso Campanella redatto dal Monsignor di Caserta (Summarium Processus contra Fratrem Thoman Campanellam), un testimone interrogato:

«respondit dove dice quod Santissimus Sacramentus eucharestiae erat solum pro ratione status, dico che fra Cornelio scrisse ch’io l’avessi detto et non dissi tal cosa ne sò che voglia dire ragione di stato, ne tampoco hò inteso dal Campanella che questo sacramento fusse una bagatella, et che fusse pazzia credere che in esso fusse il Corpo di Christo: ma disse circa il sacramento erano alcune superstizioni et altre parole che mi parvero cattive, mà non so che lui apertamente negasse nell’hostia consacrata ci fusse il corpo di Christo».

In parole povere, Campanella asseriva che la Comunione era una stupidaggine, una bagatella, e pazzia credere che nell’ostia ci fosse veramente il corpo di nostro Signore. Non credere quindi ai dogmi della fede è un peccato bagatella.

Ma esiste una variante, più consona a noi poveri mortali, così come descritta in altri documenti di poco più tardi del precedente, il cui contenuto, riassumendo, è il seguente:

«Cosa volete che sia se qualche domenica non andrete a messa, se mangerete carne di venerdì di Quaresima, se ogni tanto vi darete alla pazza gioia con qualche donnina. Pensate forse che per queste bagatelle, per queste cose di poco conto, Dio vi manderà all’Inferno?».

I dizionari italiani sono chiari a spiegare il significato del termine ‘bagatella’: cosa o persona di poco conto, di nessun valore. Come lo erano i prestigiatori, il cui guadagno era costituito dai pochi denari che al termine dello spettacolo contavano nel loro cappello messo lì a terra, quali novelli Belisari. Ritenuti appartenere allo stato sociale più basso della società (da cui ‘persone di poco conto’), il loro lavoro, che si basava su trucchi, li fece accomunare al diavolo, a colui che i trucchi li usava per spedire le anime all’inferno.

D’altronde, come era possibile che riuscissero a tagliare in cento pezzi un tessuto e farlo poi ricomparire integro se non grazie al ricorso del re degli Inferi?

Se il Matto era considerato colui che non credeva in Dio, il Bagatto assunse il significato dell’uomo che sì credeva, ma che riteneva non necessario osservare alla lettera i Comandamenti. Insomma, un autoassolversi in cui la Chiesa vide uno dei più tremendi peccati mortali.

È vero: tutti siamo bagatelli e chi non è d’accordo non scagli la prima pietra, ma ci pensi sopra.

Personalmente, credo di esserlo dato che sorvolo su tante cose. Credo in un Dio che mi perdonerà se non andrò a messa tutte le domeniche e se qualche volta mi comporterò da birichino. Credo piuttosto che sarà gradito al Supremo se farò del bene al mio prossimo e se mi sentirò un tutt’uno con lui. Amo San Bernardo per questo.

Il Bagatto

Immagine:  Il Bagatto, dai Tarocchi di Ercole I d’Este, sec. XV, Cary Collection of Playing Cards, The Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University, New Haven.

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