Napoli: tutti i colori del mistero

L’altro lato della città, attraverso lo sguardo di Lorenzo Aragona, il protagonista del ciclo letterario “Parthenope Trilogy”. Alla luce del sole e nei sotterranei, tra vita, arte, magia, malavita e morte. E anche a tavola.

Scrivere di Napoli o su Napoli è un esercizio che fa bene a molte parti del nostro corpo: fa bene alla mente, perché quando avete davanti un libro che contiene più di duemila e cinquecento anni di storia dovete inevitabilmente fare un buon lavoro intellettuale; fa bene ai muscoli, perché se volete descrivere un luogo in maniera convincente, dovete andare a vederlo, costringendovi a un salutare esercizio fisico; fa bene allo stomaco, perché l’esercizio fisico di cui sopra, dai e dai, a un certo punto scatena l’appetito e Napoli è uno dei posti ideali per farsi venire fame; fa bene al cuore, in senso figurato, perché la bellezza bastarda e violenta, dolce e maliarda di questa città non smette di infilzarvi con aghi di piacere e dolore, scatenando le più disparate emozioni.

È con questa congerie di sentimenti e stimoli fisici che ho intrapreso a scrivere di Napoli, con Napoli e su Napoli. L’ho fatto a modo mio, si capisce, anche perché non esiste, per fortuna, una maniera standard per scrivere della mia città. E il mio modo è quello di chi ricerca curiosità poco note o di chi ama porre all’attenzione del lettore aspetti misteriosi ed esoterici di un luogo.

Insomma, l’altro lato della luna. Nel nostro caso, l’altro lato di Napoli.

L’ho fatto attraverso gli occhi del protagonista dei miei primi romanzi, quel Lorenzo Aragona, antiquario massone, così simile a me per certe sue passioni (in primis, quella per la buona tavola) e così addentro a quel mondo esoterico e misterioso che si interseca continuamente con quello più superficiale e rassicurante nel quale viviamo la nostra quotidianità.

Due mondi che convivono, in realtà, e che danno il vero ritmo a questa città ’e mille culure, come cantava Pino Daniele. L’ho fatto anche con il saggio Napoli esoterica e misteriosa, vera e propria guida turista per esonauti, cioè per viaggiatori esoterici o esploratori del curioso e del misterioso.

Un libro che ho dedicato a uno dei più appassionati studiosi del lato nascosto di Napoli, il professor Mario Buonoconto. Ma l’ho fatto anche attraverso il piccolo racconto/guida “Il rituale di pietra”, dedicato interamente al luogo esoterico per eccellenza di Napoli, la Cappella Sansevero.

Queste ricerche, che mirassero a raccogliere materiale per un romanzo o per un saggio, mi hanno costretto a tuffarmi nel ventre oscuro della città, con risultati talvolta sorprendenti. È, credo, l’esercizio più utile da fare per apprezzare la meraviglia che ci circonda e che talvolta è sotto i nostri piedi. Un vero e proprio avvicinamento al fantastico e all’inconsueto che può riconciliare con una città che, non possiamo tacerlo ovviamente, è piena di contraddizioni, disservizi ed endemiche carenze. Una città che, lo sappiamo, spara e uccide, sporca e ferisce nel profondo, tradendo più e più volte il desiderio di abbandonarci alle sue bellezze.

Ecco perché quello di lasciarsi stupire sempre più spesso è l’esercizio migliore per non soccombere al lato oscuro, alla disperazione e allo sconforto.

È con questo spirito che dedicherò alcuni miei scritti a questa rubrica: quello di chi cerca di sollevare il sipario di un glorioso e un po’ malandato teatro, per mostrare a un pubblico attento stupefacenti scenografie e sublimi versi.

Parlerò di Napoli, ma non solo. Napoli sarà spesso solo un pretesto per fare incursioni altrove, tra pagine di libri o tra le strade di una città lontana, magari solo geograficamente, dai lidi di Partenope.

O, almeno, ci proverò.

Immagine: Napoli, piazza San Domenico Maggiore. Particolare della guglia di San Domenico

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