Maurizio de Giovanni, l’intervista di Donatella Perullo

Parla il papà del “Commissario Ricciardi”, dei “Bastardi di Pizzofalcone” e di “Sara”. Uno dei più grandi autori italiani per Rubrics.

Questa volta ho l’onore di dialogare con uno degli scrittori più apprezzabili del panorama letterario italiano, un autore che non ha bisogno di presentazioni ormai, il papà del Commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone e di Sara, parlo ovviamente di Maurizio de Giovanni.

MaurizioGrazie per le belle parole, probabilmente immeritate ma di certo assai gradite.

Caro Maurizio, innanzitutto ti do il benvenuto su Rubrics e ti ringrazio per avermi concesso questa chiacchierata. Per me è sempre un immenso piacere poter conversare con te che non sei solo un grande scrittore, ma anche uno splendido oratore e chi ha avuto la fortuna di assistere a una tua presentazione, lo sa.  Non è la prima volta che mi concedi un’intervista, abbiamo sempre parlato dei tuoi libri e della tua professione di autore e lo faremo anche stavolta, ma in modo differente.

Il periodo difficile che il mondo intero sta attraversando a causa dell’orribile pandemia di Covid 19, ci costringe a una vita diversa. Ci obbliga a rinunciare al nostro quotidiano, alla libertà e spesso anche ai progetti. Questo Coronavirus che infetta l’uomo con tanta facilità ci obbliga al distanziamento sociale e il conseguente isolamento forzato ci induce a rivedere i nostri equilibri e le priorità.

Anche chi era solito non fermarsi mai, preso dal tran tran quotidiano, ora dinanzi a un futuro tanto incerto è indotto all’introspezione e si trova spiazzato da questa nuova dimensione.

Tu che sei un letterato, un artista che vive d’ispirazione e fa della riflessione l’arma che rende realistici e vitali i suoi personaggi, ma che vive anche di contatto quotidiano con il suo pubblico, oggi, costretto come tutti all’ isolamento, come stai affrontando questi giorni difficili?

Maurizio – Per me è un periodo strano, più che difficile. Difficile è la vita del personale sanitario che è esposto a rischi elevatissimi e sottoposto a turni massacranti; difficile è la giornata di chi vive con moglie e tre bambini in un appartamento di sessanta metri quadri senza terrazzo e senza certezza circa il giorno in cui potrà riprendere la sua attività lavorativa, bruscamente interrotta per causa di forza maggiore; difficilissima è la notte di chi ha un parente in terapia intensiva e non ha certezza né di rivederlo, né di poterlo seppellire.

Io appartengo a quei privilegiati che nella loro clausura dorata attendono la ripresa, impazienti di tornare sulla breccia ma nemmeno tanto, sorpresi dalla inattesa, dovrei dire insperata possibilità di riflettere, pensare, meditare, rapportarsi con gli affetti più cari, per una volta senza fretta.

In ogni caso, io continuo a lavorare. Sono impegnato in vari progetti di scrittura, perlopiù collettivi. Anzi, mi pare di essere particolarmente preso, tra consigli su libri da leggere, esortazioni a stare in casa e videoconferenze con studenti.

Due frasi sono diventate slogan di questo periodo, “Tutto andrà bene” e “Nulla sarà come prima”. La prima è simbolo di speranza e ottimismo, la seconda emblema di un’angoscia che pervade gli animi. In quale delle due ti riconosci di più?

Maurizio – In entrambe: sono certo che andrà tutto bene, anzi da due o tre giorni stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel. Ma sono altrettanto certo che nulla sarà più come prima. E questa certezza non è necessariamente angosciante. Così non può andare avanti, ma non è detto che il cambiamento, come dice il brocardo, non rappresenti alla fine un giovamento.

Sei un fiero paladino della nostra Napoli e orgoglioso della tua napoletanità, ma anche un convinto sostenitore dell’unità del nostro paese e della fratellanza che deve unire nord e sud. Cosa diresti a coloro che, anche in questo periodo, tentano di creare distanza dove non dovrebbe essercene?  E che consiglio dai a chi prova rabbia, leggendo o ascoltando le loro voci infamanti?

Maurizio – Non è questo il momento della divisione. Dobbiamo essere un unico popolo contro un nemico comune subdolo perché invisibile. Creare distanza può essere più nocivo del virus stesso. Sono orgoglioso della mia città che si sta rivelando di prim’ordine sia dal punto di vista sanitario che sotto il profilo sociale. Io stesso mi sono schierato contro certi giornalacci che sminuiscono quanto di buono è stato fatto a sud di Roma, negando l’evidenza. Ma dopo la rabbia deve restare spazio solo per la solidarietà.

Su Facebook hai simpaticamente istituito il Comitato individuale per la protezione dell’immaginazione e della fantasia dalla concretezza e proponi citazioni di altri autori, ma soprattutto frammenti di tua estemporanea letteratura. A colpirmi in particolar modo è stato un drabble che riguarda il nostro amatissimo dottor Modo (per i pochi che non lo conoscessero è il miglior amico del Commissario Ricciardi, uno dei personaggi più amati tra quelli nati dalla penna di Maurizio de Giovanni) e che, con il tuo permesso, riporto qui:

 «Mentre sto sul divano a guardare i meravigliosi medici e paramedici volontari che partono per il nord, vedo uno con un ciuffo candido ribelle in secondo piano che mi sembra di riconoscere. Dallo schermo si volta verso di me e mi fa l’occhiolino da sopra la mascherina. Ho un sussulto.

Mentre mi sto chiedendo se sto sognando, esce Lucia Maione dalla cucina asciugandosi le mani in uno strofinaccio e mi dice: “E perché, secondo voi il dottor Modo se ne stava a casa tranquillo, in una situazione come questa? E indovinate a chi l’ha lasciato, il cane? Forza, venite a tavola adesso. Il ragù mio non può aspettare”.».

Questa ‘visione’ da cosa è nata? Forse dal tuo desiderio di poter fare qualcosa ed essere utile in questo momento?

Maurizio – Ho pensato di fare un regalo agli appassionati di Ricciardi, per mia fortuna molto numerosi, ma soprattutto è stata una mia necessità. Sentivo profonda la mancanza del mio Commissario e più ancora del suo mondo. E Modo è, tra i personaggi, quello che più avrebbe saputo cosa fare, in un periodo come quello che stiamo vivendo. E comunque, io l’ho visto, con il suo ciuffo di capelli d’argento, farmi l’occhiolino mentre saliva sulla scaletta del volo che lo avrebbe portato nella zona rossa.

Durante una delle ‘pillole’ video che hai offerto sui social, hai definito i lettori: ‘Portatori di una fiaccola che è quella dell’immaginazione e della fantasia”. È indubbio che leggere un buon romanzo aiuti la mente ad andare lontano, a evadere dalle mura domestiche e a fare con l’immaginazione quei viaggi che ora ci sono preclusi. C’è qualche romanzo al quale attribuisci questo potere più che ad altri?

Maurizio – Senz’altro alla letteratura sudamericana: Allende, Borges, Amado, e soprattutto Garcìa Màrquez, per me uno dei grandi, probabilmente il più grande “portatore di fiaccole” del Novecento.

I tuoi romanzi sono tra i più letti e amati non solo in Italia, ma anche all’estero. Cosa provi nel pensare che le tue storie siano un aiuto per chi leggendole, riesce a distrarsi e a provare sollievo per qualche ora?

Maurizio – Meraviglia (è mai possibile che mi leggano in tanti anche all’estero?!), ma soprattutto orgoglio.

In questi giorni riesci a trovare la serenità necessaria per dedicarti al tuo lavoro o anche i tuoi personaggi soffrono dell’orribile situazione e vengono trascinati nell’angosciante realtà, impedendoti di creare? Possiamo sperare, insomma, che da questa clausura possa venir fuori una bella sorpresa per tuoi lettori? Puoi regalarci qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

Maurizio – Ripeto, sto lavorando. Anzi, scrivere mi aiuta a superare l’angoscia che ogni tanto, lo ammetto, fa capolino. La prossima uscita sarà Una lettera per Sara, per Rizzoli. Paola dice che si tratta del miglior libro che abbia letto nell’ultimo biennio. E se lo dice una moglie, per definizione sempre pronta a sminuire il coniuge, comincio a crederci anche io. Naturalmente, aspetto il parere insindacabile dei lettori.

Per salutare i lettori di Rubrics, c’è qualcosa che ci terresti a dire? Qualche consiglio per chi è insofferente ed è tentato di uscire di casa senza un motivo più che valido?

Maurizio – Non uscite. Potremmo vanificare tutto. Pensiamo che più rispetteremo il distanziamento sociale prima supereremo il lock down.

Questa volta il nostro incontro è stato per forza di cose virtuale, non possiamo stringerci la mano, ma la mia riconoscenza per il tempo che hai dedicato a me e ai lettori di Rubrics è concreta e colma d’affetto. Spero che tutto vada per il meglio e che presto potremmo tornare alla normale quotidianità e incontrarci in una sala gremita per una delle tue appassionanti presentazioni.

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