Len Lye, l’artista che modellava la luce nelle tenebre

Il Maestro che graffiava direttamente la pellicola. L’antica arte aborigena, le nuove tecnologie e i collage sonori. L’artista dimostrò la connessione tra “suono” e “corpo fisico”, sorprendendo il pubblico.

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Riconosciuto a livello internazionale come uno dei grandi innovatori modernisti del ventesimo secolo, l‘artista neozelandese Len Lye è famoso per i suoi film sperimentali d’avanguardia con i quali ha aperto il nuovo percorso della realizzazione diretta, senza macchina fotografica, graffiando o dipingendo direttamente sulla pellicola, realizzando quindi sorprendenti sculture cinetiche.

Da sempre affascinato dall’interazione tra movimento e luce, Lye si è anche espresso nel disegno fotografico, nella pittura e nella poesia, ma soprattutto ha espresso una chiara prova dei mutevoli atteggiamenti nell’arte neozelandese dal modernismo all’avanguardia.

Lye sviluppò inizialmente le sue idee sul rapporto tra musica e movimento mentre lavorava nel cinema sperimentale a Londra negli anni ’30. Jack Ellitt, un musicista esperto, durante questo periodo fu un importante collaboratore, componendo e compilando musica per molti dei primi film di Lye.

Il loro primo film “Tusalava” (1928) riorienta radicalmente i rispettivi approcci nel lavorare con la celluloide e il suono. Per Lye, ha segnato la fine della sua esplorazione delle tecniche di animazione convenzionali a favore di metodi meno costosi e dispendiosi in termini di tempo per la realizzazione di film “diretti”. Per la colonna sonora di “Tusalava”, Ellitt aveva composto un brano complesso per due pianoforti, ma si è improvvisamente ritirato come accompagnatore dopo aver scoperto che solo un piano sarebbe stato fornito per la sua esibizione dal vivo al premier del film. Spaventato da questa esperienza, Ellitt si è concentrato sulle opportunità creative offerte dalle nuove tecnologie di registrazione e editing, che stavano aprendo un mondo di suoni senza restrizioni agli strumenti convenzionali.

“Tusalava” raffigura l’inizio della vita sulla terra: mentre che le creature monocellulari si evolvono in forme di vita più complesse, l’evoluzione porta al conflitto e così due specie combattono per la supremazia. Il titolo è una parola samoana che suggerisce che le cose vanno al punto di partenza.

Stilisticamente Lye si è ispirato all’antica arte aborigena dell’Australia, rendendo questo cortometraggio l’unico esempio cinematografico di ciò che i critici d’arte descrivono oggi come “primitivismo modernista”. Contrariamente ai pittori cubisti (che furono influenzati dall’arte africana), Lye ha attinto dalle tradizioni dell’arte indigena della sua stessa regione del mondo (Nuova Zelanda, Australia e Samoa).

“Tusalava” doveva essere il primo di una trilogia; per il suo sequel ”Quicksilver”, Ellitt aveva progettato una colonna sonora composta da suoni di spazzole metalliche, tamburi, acqua corrente e corrente elettrica ad alta frequenza. Sebbene abbiano lavorato sul film dal 1930 al 1934, l’opera è rimasta incompiuta per problemi finanziari. Ellitt aveva già realizzato diversi pezzi che in seguito ha definito “costruzioni sonore” (ovvero un collage di materiale sonoro astratto e modificato, comprendente registrazioni sul campo, tagli di editing e suoni disegnati), delle quali ci è pervenuta soltanto “Journey # 1”. L’esperienza di Lye di lavorare a fianco di Ellitt, e i crescenti sviluppi sulla tecnologia di registrazione, forniscono il contesto in cui Lye formulò per la prima volta le sue idee su un’arte del suono registrato (l’influenza di Ellitt su Lye è evidente nel saggio di Lye del 1936 “Note su un cortometraggio a colori”).

Accanto ai suoi progetti indipendenti con Ellitt, Lye si è sostenuto realizzando cortometraggi per sponsor commerciali come la General Post Office Film Unit. Lye è diventato noto per il suo approccio radicalmente sperimentale alla promozione dei prodotti degli sponsor, con la musica che ha una grande influenza sulle qualità formali dei film di Lye, che spesso serve a sostituire qualsiasi narrativa.

I film d’animazione di Lye presentano linee dai colori vivaci e immagini astratte che si sincronizzano con le melodie popolari di danza e jazz, distinguendo Lye dai compagni pionieri del cinema astratto che tendevano a favorire più convenzionalmente la musica classica o composizione orchestrali.

Lye, che successivamente passerà all’uso della musica africana di batteria, sceglieva la colonna sonora dei suoi film sulla base della loro risonanza fisica come se nel mix di movimento, colore e musica volesse fornire al pubblico la massima stimolazione sensoriale facendo appello ai sensi fisici. Quindi, per Lye, il cinema, nel combinare musica e suoni con immagini astratte, diventa una forma di energia che coinvolge ritmo, armonia e vibrazioni.

Lye ha introdotto il concetto di “empatia corporea diretta” con lo spettatore che sperimenta direttamente i movimenti e le impressioni di energia dei suoi film attraverso il proprio senso di movimento, nel rilassamento e nelle tensioni dei muscoli. L’impatto combinato delle fluttuazioni del movimento e del suono hanno un impatto significativo sulla nostra esperienza cinestetica come l’udito sia un senso fisico: sebbene possiamo essere seduti o in piedi in silenzio, stiamo comunque rispondendo con tutta la nostra muscolatura come se riconoscessimo nei suoi film delle sculture tangibili musicalmente.

Nel 1976, Lye focalizzerà nuovamente l’attenzione sui suoi film sperimentali incompiuti degli anni ’50: “Particles in Space” (1957/1980), rappresenta il culmine del lavoro di Lye nella scultura e nel suono. “Particles in Space” si occupa dell’energia del movimento come l’artista modellasse la luce nelle tenebre, graffiando la superficie della pellicola. I ritmi della batteria africana forniscono nuovamente il contrappunto musicale quasi a definire una rivisitazione dei radicali liberi (in “Free Radicals” – 1957/1979- Lye utilizza linee bianche incise a mano su una bobina nera con oscillazioni su ciascun fotogramma, per definire il nervo del cinema come un rituale di movimento pieno di energia) definitivamente rivisti in un immenso capolavoro contemplativo.

Usando i suoni prodotti dalla sua scultura cinetica Storm King (1964) come base della colonna sonora del film, “Particles in Space” ribadisce la contestualizzazione di Lye di questi suoni in un contesto musicale.

L’attenzione di Lye si sposta così dalla visibilità delle “figure del movimento“, principale oggetto d’indagine fino alla fine degli anni ’60, alla produzione e alla registrazione del suono verso una nuova ricerca sperimentale che consente di collocare Lye all’interno di una generazione di compositori e artisti che hanno prodotto lavori che si sono estesi oltre le convenzioni e i confini prestabiliti, aprendo una nuova valutazione del suo lavoro in termini di sound art e musica visiva.

Immagine: https://expcinema.org/site/en/wiki/artist/len-lye

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