Le leggende sulle origini del GO

Storie di guerra, di tradimenti, di conoscenze, ossessioni, sciamani e spiriti della natura… verità e miti sull’origine del famoso gioco orientale odiato da Confucio.

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Secondo antiche tradizioni orali, il mito di Yao viene narrato per la prima volta in forma scritta da Zong Hua nello Shi Ben, un documento del periodo degli Stati Combattenti 475-221 a.C.), infatti, l’imperatore Yao (2357-2255 A.C.)  avrebbe inventato il weiqi (圍棋 – wéiqí è la denominazione cinese del gioco del go) per illuminare la mente del figlio Dan Zhu, che non sembrava particolare dotato di intelligenza.

Secondo alcuni scrittori Han il weiqi fu creato dal primo ministro di Yao, su sua richiesta.A seconda delle versioni, Dan Zhu viene descritto come idiota, litigioso (soprattutto con i fratellastri con cui c’era rivalità per il trono) o ribelle. In alcune versioni del mito, Dan Zhu diventò un forte giocatore, talvolta anche il migliore del regno, diventando così ossessionato dal gioco da non avere tempo per altre attività, in altre perse interesse per il gioco, e in altre ancora creò una nuova forma scacchistica, mentre cavalcava un elefante con amici.

Nella maggior parte delle versioni si narra che Yao, stancatosi del comportamento di Dan Zhu, lo diseredò, e dopo avere abdicato, abbia passato il regno a Shun, un instancabile contadino, noto per le sue virtù, che era diventato prima amico di Yao, poi suo fidato consigliere. Dan Zhu si allontanò dal regno per allearsi con la tribù primitiva di San Miao, che risiedeva lungo la riva del fiume giallo, e morì combattendo contro Yao e Shun.

Tuttavia, in altre versioni si racconta che Shun abbia usurpato il regno a Dan Zhu ingannando Yao, e che dunque Dan Zhu fosse legittimato nel suo tentativo di conquistare il trono. In altre ancora si racconta che i ministri di Yao abbiano fortemente obiettato al passaggio del trono a un comune contadino, e che Yao abbia ordinato la loro esecuzione. Esiste una versione in cui non si parla di Yao, bensì di Qiao, un re mitologico del  1800 a.C. Il resto della storia è simile: il gioco viene creato per il figlio, dal carattere non adatto a regnare, che si ribellerà al padre e morirà combattendo contro di esso.

A dispetto delle varie versioni, possiamo sicuramente rilevare quanto il go fosse popolare ai tempi di Zhang, sebbene la diffusione del gioco fosse rallentata da Confucio, che riteneva che il go inducesse all’avidità e alla pigrizia.

Alcuni antropologi non condividono questa rappresentazione: analizzando il mito da un punto di vista strutturale, secondo molti sinologi, si comprende come la leggenda di Yao sia scaturita quale spiegazione del “controllo delle inondazioni”, quale rappresentazione di uno scontro tra elementi aversi (Yao – il cielo, Shun – la terra, Dan Zhu – l’acqua).

Nel “Classico dei versi” (Shījīng) di Sima, Yao incaricò prima Kun eppoi Gong Gong per controllare le calamità naturali derivanti da possibili alluvioni. Sia Kun che Gong Gong fecero costruire delle dighe, le quali tuttavia furono spazzate via dalla pressione delle acque. A seguito della loro incapacità nel risolvere il problema, i due incaricati furono giustiziati. La similarità dei fati, e il fatto che in un’altra versione Kun abbia fatto nascere con un cesareo Gong Gong indica come questi condividano la stessa identità mitologica.

Secondo Boltz e altri linguisti, Kun e Gong Gong sarebbero una rappresentazione simbolica delle inondazioni che Yao deve soggiogare. Questo carattere conflittuale richiama alla versione precedente della storia, e le similitudini sono accentuate anche sul piano linguistico: Yao deriva dalla parola “montagna”, e Gong Gong da “litigioso”.

Esistono ancora altre versioni del mito di Yao, tuttavia quest’ultima è l’unica in cui non viene esplicitato il conflitto tra il padre e il figlio. Esistono alcune versioni in cui viene riconosciuto il valore del figlio, e reputato erroneo il comportamento del padre. Tuttavia, queste versioni non citano il weiqi.

Ci sono pure storie che accrescono la possibilità di connessioni sciamaniche. Si racconta di uno stregone-musicista al quale improvvisamente spuntarono delle ali da insetto, e grazie a esse volò sul picco della montagna per giocare con Huang Di, l’imperatore Giallo.

Un’altra storia, invece, narra che l’imperatore Giallo abbia inventato il weiqi per sviluppare nuove strategie per combattere una creatura semi-mitologica, giocando contro di essa insieme a una fata, e dunque abbia trasmesso a Yao, il quale lo insegnò al figlio, il gioco durante un sogno lucido.

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