L’antico gioco orientale del Go

Il raffinato e millenario intrattenimento preferito dagli aristocratici e dai generali. Si dice che l’Imperatore del Paradiso e il Dio dei Tuoni siano costantemente concentrati nel giocare al “go”.

Tutto è confuso come le pietre nel gioco del go

proverbio vietnamita

In Vietnam il gioco del “go” viene designato col termine “cờ vây”, oppure “Vi kỳ” in sino-vietnamita, e si diffuse intorno all’XI° sec., sebbene sia presumibile che già durante l’invasione cinese, avviata nel III-II sec. a.C. (e conclusa nel 110 d.C., con l’instaurazione del regno Annam della dinastia Han), il go fosse stato già importato.

Il gioco simula il progressivo dominio di un territorio conteso tra due forze opposte, il nero e il bianco, impegnate in tattiche di espansione e contenimento.

Nell’antica letteratura vietnamita ci sono molti riferimenti al go: viene citato nelle poesie di vari autori, tra cui Nguyen Phi Khanh, Nguyen Binh Khiem, Le Thanh Tong, Ngo Thi Nam e Nguyen Du. Sappiamo inoltre che il go veniva considerato come una raffinata occupazione, un privilegio delle classi nobili.

Esiste un proverbio vietnamita: «Non so decidere se restare o andare via / tutto è confuso come le pietre nel gioco del go». Sembra naturale che, per la gente comune che poco sapeva di questo gioco, la disposizione delle pietre sul goban apparisse come priva di significato

Un’antica fiaba popolare racconta come l’Imperatore del Paradiso e il Dio dei Tuoni sedessero l’uno di fronte l’altro immersi nei loro pensieri innanzi a un tavoliere, che alcuni dicono fosse un goban. Un giorno, una rana osò interromperli per ricordare loro che non pioveva da quando avevano incominciato a giocare. L’imperatore del paradiso propose alla rana un patto, secondo il quale ogni volta che la sentiva gracidare avrebbe fatto scendere la pioggia sulla terra.

il gioco del Go

In “La magica balestra”, un’altra storia popolare che presenta similitudine con temi comuni ad alcune fiabe cinesi, si racconta che An Duong Vuong, il re di Au Lak (Au Lac è l’antico nome dello stato del Vietnam, con il quale viene designato nel periodo che va dal 257 a.C. al 207 d.C.), stesse tranquillamente giocando con sua figlia Mu Chau durante l’assedio finale, condotto dal generale Zhao To (Zhao To fondò lo stato di Nam Viet, e diventò il primo re della dinastia Chieu  e regnò sotto il nome di Vo Vuong dal 207 al 137 a.C.), sulla capitale Ko Loa. Si narra pure che An Duong Vuong giocasse con “fate” e “spiriti” (tema popolare anche nelle leggende cinesi)  al Tempio di Chuong.

Risulta interessante che la datazione della fiaba sia anteriore alla diffusione del xiangqi in Vietnam, e ciò induce a pensare che una forma primitiva di go fosse già popolare.

Un’altra possibile origine del gioco potrebbe essere circa un secolo dopo An Duong Voung, alla caduta del regno di Nam Viet (207-111 a.C.). L’imperatore cinese Han Wudi (141-86 a.C.) era un famoso giocatore di go, secondo quanto riportato da Ge Hong (283-343), e fu il primo ad avviare la conquista della Corea nel 106 a.C.. Quindi, secondo la teoria Han-sagun, ovvero “delle quattro guarnigioni Han”, il gioco del go giunse in Corea in quel periodo. Similarmente, dopo l’annessione del Vietnam, l’imperatore istituì delle guarnigioni in Vietnam, e alcuni storici ritengono che attraverso queste sia stato introdotto il gioco.

 Dopo un breve periodo in cui il governo fu gestito da aristocratici vietnamiti, l’imperatore assegnò amministratori cinesi al posto di questi sicché lo stato di Giao Chi (Giao Chi è l’antico nome dello stato del Vietnam, con il quale viene designato nel periodo che va dal 111 a.C. al 39 d.C.) potesse diventare politicamente e culturalmente uno stato cinese: come in Corea, anche qui il Confucianesimo diventò la l’ideologia ufficiale, il cinese fu adottato come lingua letteraria e amministrativa; inoltre, l’arte, l’architettura e la musica cinese incominciarono a esercitare grande influenza sulla cultura vietnamita. Considerato il rapido sviluppo del go nel periodo Han è naturale pensare che ci fossero giocatori di go anche nello stato di Giao Chi.

Anche dopo l’indipendenza, nel 938, il Dai Co Viet (Dai Co Viet è l’antico nome dello stato del Vietnam, con il quale viene designato nel periodo che va dal 968 al 1054 d.C.) faceva sempre riferimento all’organizzazione amministrativa e militare cinese. Successivamente, durante la dinastia Le (1428-1527), la più lunga dinastia regnante nella storia del Vietnam, si tenevano festival “scacchistici” presso Chua Vua Pagoda (il tempio del re) a Thang Long (l’odierna Hanoi) durante i primi giorno dell’anno lunare cinese. Il re che apprezzava i giochi da tavoliere, fece erigere un tempio per De Thich, meglio nota come Indra (nella religione induista, Indra è la più grande divinità Deva, ed è il signore della folgore, del temporale, delle piogge e della magia), una divinità considerata il più grande giocatore. Il tempio era un luogo di raduno per nobili, e nel cortile c’era una gigantesca scacchiera e veniva usata per cerimoniali con partite con pezzi viventi.

Ci sono molte storie interessanti in merito alla popolarità delle forme scacchistiche presso il tempio di Chua Vua Pagoda. Nel XV-XVI° secolo, si racconta come Truong Ba, un macellaio, si vantasse di una variante vincente a xiangqi che neppure Indra avrebbe potuto sconfiggere; ed ecco un vecchio dalla barba bianca apparire zoppicante con un cappello stracciato a forma di cono e un bastone di bamboo, e trovare velocemente lo scacco matto. Truong Ba, riconobbe Indra e si gettò per terra, pregandolo di diventare suo studente. Da allora Indra viene venerato come la divinità protettrice di Chua Vua e del xiangqi.  Esiste anche un’altra versione che vede l’intervento della fata cinese De Thich. che suggerisce al Ky Nhu, l’avversario di Truong Ba, le mosse vincenti.

Immagine: fbtoday.net

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