Il piccolo drago


La presentazione del volume BRUCE LEE UNTOLD, un saggio che abbonda di aneddoti poco noti o totalmente inediti sulla vita di Bruce Lee, restituendo alla leggenda le contraddizioni umane.

!
Rubrics è fatta da specialisti 
NO fakenews e fonti incerte. 
Segui -> Pagina FB e Instagram
©Riproduzione riservata

Quello che ancora non sapete sul Piccolo Drago”:

così recita, un po‘ sensazionalisticamente, il sottotitolo scelto dalla Edizioni Mediterranee per il mio nuovo saggio sulla figura di Li Jun Fan, noto in Asia con il nome d‘arte Li Siu Lung (Li Piccolo Drago), a noi più familiare come Bruce Lee. Quest’ultimo era il nome suggerito dalla nurse americana Mary Jackson a Grace Li, la donnina eurasiatica che quella notte del 27 Novembre 1940, in un ospedale di San Francisco, diede alla luce il suo quartogènito (quinto considerando un figlio neonato morto in precedenza; penultimo, includendo il sestogènito Robert che nascerà otto anni dopo). Grace era in America al seguito del marito Li Hoi Chuen, star dell’Opera Cantonese in tournè presso le comunità cinesi d’oltremare. Torneranno poi a Hong Kong, allora colonia britannica, ma intanto, grazie al papà attore, Bruce aveva già esordito sul grande schermo nel ruolo d’una… neonata! Il film, GOLDEN GATE GIRL, diretto da Ester Eng nel 1941, è andato perduto, ma il destino era ormai segnato e già dai sei anni in poi, il Piccolo Drago era un attore noto a Hong Kong. Nel 1973 lo divenne in quasi tutto il mondo.  

La sfida, se così vogliamo chiamarla. della mia nuova dissertazione letteraria è nel suo titolo: BRUCE LEE UNTOLD, per l’appunto: perché, onestamente, cosa si può raccontare di nuovo su una delle figure più iconiche del XX secolo, la cui fama perdura anche nel XXI? Soprattutto se, come nel caso del sottoscritto, si sono già pubblicati cinque libri in merito fra il 1990 e il 2016. Ho fatto appello ai ricordi residui di tutti coloro che ho incontrato nella mia vita. Nel mio primo pezzo per Rubrics, avevo raccontato della mia intervista a Brandon Lee, il figlio di Bruce, erede non solo del cognome ma d‘una sorte ancora più tragica e parimenti opaca.

Brandon era già stato trattato nel mio terzo libro BRUCE & BRANDON LEE: NEL NOME DEL DRAGO, 1995, ma essendo trascorsi Eoni da allora, ho deciso in BRUCE LEE UNTOLD di raccontare più dettagliatamente quell’esperienza. A Brandon ho aggiunto ricordi dai miei incontri con Jackie Chan, Gordon Liu, Van Damme e altri personaggi del cinema di Arti Marziali, unendo loro stralci delle mie interviste a personaggi nostrani quali Bud Spencer, che lavorò con gli stuntmen di Bruce in PIEDONE A HONG KONG (1975); con Franco Nero, l’unico attore italiano protagonista di un film d’Arti Marziali internazionale, L’INVINCIBILE NINJA (Enter the Ninja, 1980); con Malisa Longo, l’unica attrice italiana che lavorò con Lee, apparendo brevemente, in L’URLO DI CHEN TERRORIZZA ANCHE L’OCCIDENTE, 1974 (The Way of the Dragon, 1972).

Quando pubblicai il primo libro su Bruce avevo ventiquattro anni, oggi ne ho quasi cinquantotto: significherà qualcosa, no? Non si può scrivere in età più che matura come si scriveva da ragazzini, sicché mi sono sforzato spremendomi il menisco (le meningi sono già andate da tempo!) per tracciare un bilancio della figura di Lee che è diventato anche un bilancio autobiografico: io sono invecchiato, lui no! Il mio libro si rivolge ad un pubblico adulto, di mentalità se non di anagrafe, a differenza di quanti, bloggers o youtubers, usualmente vellicano, quando trattano del Re del Kung.Fu, un pubblico di esaltati (che io chiamo simpaticamente Brucepiazzisti, poiché piazzano Lee al di sopra di tutti in modo acritico, reputandolo il più grande maestro e lottatore), oppure un pubblico di scettici per ignoranza (che chiamo altrettanto simpaticamente Brucepiattisti: se c’è chi crede la Terra piatta, può tranquillamente esserci chi reputa Bruce un attore e basta, senza vera potenza nel Kung-Fu). Ecco perché il mio saggio abbonda di aneddoti decisamente poco noti, quando non del tutto inediti, assieme ad altri già famosi ma inquadrati sotto un’ottica meno fanfarona, che restituiscono un artista e un uomo con i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, come è tipico di tutti i geni.

Non potevo non trattare, sia pure marginalmente, il recente scandalo della droga emerso dal carteggio epistolare a firma di Lee e di sua moglie; non potevo non trattare la sconfitta di un Lee non ancora supestar, in palestra contro un ragazzo molto più giovane (cosa che mi ha attirato feroci strali sul mio canale YouTube Dragonland, nel video DRAGONLAND 4K-LA SCONFITTA DI BRUCE LEE, nonostante sia un aneddoto in realtà noto ai bene informati).

!
Rubrics è fatta da specialisti
NO fakenews e fonti incerte.
Segui -> Pagina FB e Instagram
©Riproduzione riservata

Il fatto è che Bruce, al pari di James Dean, di Elvis e di tante altre grandi star andate via all’improvviso, è come una cometa la cui scia ha attirato di tutto: fans di ogni paese, Boomers nostalgici e Millennials che lo riscoprono (quanto detesto queste etichette esterofile), ma anche molti disadattati che hanno voluto vedere in Lee un dio vendicatore delle loro frustrazioni.

Fu anche simbolo di riscatto di tutte le minoranze etniche: non scordiamo, come ho sottolineato nella puntata di Wonderland di Rai 4 sul cinquantennale della sua morte, che egli era, sì, americano di nascita, ma noi occidentali lo vedevamo come cinese-cinese (e la cosa buffa è che la Cina fu fino al 1980 l’unico paese in cui era sconosciuto, per censura politica), mentre gli orientali di Hong Kong, di Taiwan e delle comunità sparse in Occidente, lo vedevano molto americano per i modi da rockstar. Dunque, per estensione, Bruce Lee divenne il primo eroe di tutto il sottoproletariato del mondo: dalle borgate pasoliniane di Roma, alle Banlieue parigine, ai ghetti neri di Harlem, alle Favelas brasiliane.

Famoso perfino in Africa, come un Mandela del Kung-Fu: un eroe che portava in sé l’orgoglio della vendetta di chiunque fosse oppresso per ceto e colore della pelle. In tal senso BRUCE LEE UNTOLD vuole affermare che egli fu molto più che un lottatore: un grande attore, un marzialista innovatore, insomma: un Artista! Fioccano sul web video  dettati dal desiderio di monetizzare sparandole grosse, che esaltano o demoliscono Lee definendolo solo uno che recitava o, peggio, il più forte picchiatore di sempre. Sarebbe ben triste se fosse stato così, ed è qui che entra in gioco BRUCE LEE UNTOLD: il quale ci ricorda che proiettare le nostre aspirazioni o frustrazioni su personaggi esterni è un fenomeno antropologico antico, un transfert inevitabile. Quel che Bruce divenne a dispetto del razzismo di Hollywood e delle difficoltà oggettive dell’epoca, fu in parte merito suo, ma anche del pubblico, che lo trasformò non in un mito (i miti per loro natura sono invenzioni), ma in una leggenda, ossia una realtà trasfigurata.

Il Piccolo Drago riuscì a divenire tutto quel che si era prefisso, alfiere del Kung-Fu e prima superstar cinese del mondo, più quello che non si era prefisso: un martire, per via d‘una morte prematura. Il suo più importante lascito non è solo l‘Arte Marziale da lui inventata, Jeet Kune Do, come non sono solo i suoi film, i suoi scritti, le serie TV in cui apparve: fu la prova che la volontà smuove le montagne. Citando una sua frase:

“Non sprecare tempo, perché il tempo è tutto ciò che hai. Non siamo a questo mondo per accontentarci di quel possiamo fare, ma per superare i nostri limiti; e se questo ti uccide, ti uccide!“.

E lui ne fu forse ucciso.

Chi volesse riscoprire un Bruce Lee non totemico ma vero, trova BRUCE LEE UNTOLD in libreria, oppure sulle librerie on-line; in alternativa, potete ordinarlo direttamente sul sito della Edizioni Mediterranee e riceverete in omaggio una  copia con mia dedica e il dvd del mio documentario DRAGONLAND-L’URLO DI CHEN TERRORIZZA ANCORA L’OCCIDENTE, con tutte le interviste ai personaggi succitati più molti altri. Buona lettura.

!
Rubrics è fatta da specialisti
NO fakenews e fonti incerte.
Segui -> Pagina FB e Instagram
©Riproduzione riservata