Il Giudizio, ovvero la conoscenza del bene e del male
Nel Medioevo, il primo documento conosciuto riportante l’ordine dei Trionfi, pone il Giudizio prima della Giustizia a significare che attraverso la conoscenza delle opere di ciascuno, la Giustizia Divina sceglierà la giusta destinazione. A coloro che avranno seguito i vizi, difficilmente Dio porgerà un giglio, molto più probabilmente una spada.
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Del Giudizio Universale ne parla la Sacra Scrittura, laddove Gesù preannuncia ai suoi discepoli che un giorno sarebbe tornato per giudicare i vivi e i morti. Nel Sermo de ludo (fine sec. XV) la carta che segue nell’ordine trionfale quella del Giudizio, chiamata Lo Angelo, è la Iusticia. Infatti, è attraverso la giustizia, cioè la giusta valutazione delle azioni degli uomini, che l’arcangelo Michele separerà gli eletti dai dannati. Se compito della giustizia è la valutazione delle opere, prerogativa del Giudizio è la conoscenza delle stesse, così come afferma san Tommaso nella sua Summa Theologiae.
Nei documenti del Cinquecento questo trionfo viene chiamato indifferentemente Angelo, Angiolo, Agnolo, termini a cui l’Aretino nelle Carte parlanti del 1543 aggiunge Le Trombe. Infatti, come descritto nel passo evangelico di Matteo (24: 30-31), è con tale strumento che verrà annunciato la venuta del Figlio dell’uomo che preannuncerà il Giudizio finale.
Nelle minchiate di Firenze (fig. 1) la locuzione latina che ritroviamo in Virgilio (Eneide, III, 121) Fama Volat e che connota la carta, esprime che la fama (notizia) di questo evento sarà repentinamente udita e vissuta da tutti i popoli. Praticamente in quasi tutte le civiltà il suono della tromba, forte e potente, veniva utilizzato in occasione di cerimonie sacre ma anche profane e militari, in quanto considerato in grado di associare il cielo e la terra in una comune celebrazione.

L’angelo del Giudizio è Michele, capo degli arcangeli, considerato il più insigne e imperscrutabile. Il suo nome ebraico Michele significa “Chi è come Dio?”, quasi una sfida lanciata a Lucifero. Michele pesa le azioni degli uomini in occasione del Giudizio Universale con la bilancia, strumento che tuttavia non compare nelle lame dei trionfi, poiché attributo della Giustizia che segue immediatamente quella del Giudizio.
La concezione della pesatura delle anime dopo la morte appare in ambito cristiano per la prima volta in uno scritto ebraico-cristiano del II secolo, il cosiddetto Testamento di Abramo. Durante il suo viaggio nell’aldilà, egli vide un angelo che reggeva una bilancia, con la quale venivano pesate le opere buone e quelle cattive secondo la giustizia divina. Da quel momento la pesatura delle anime diverrà una costante nel repertorio descrittivo passando a quello figurativo dal XII secolo ed è Michele l’angelo chiamato a svolgere tale funzione occupando la posizione centrale, a volte sotto il Giudice del mondo, con indosso l’armatura e con in mano la bilancia e la spada (fig. 2).

L’iconografia usuale del Giudizio nell’arte religiosa mostra, oltre a quanto sopra descritto, i morti che escono nudi dagli avelli. La nudità significa che le loro azioni saranno pesate senza che altri elementi intervengano a favorirne o sfavorirne la valutazione: per sovrani, papi, nobili, cardinali, ricchi o poveri, non sarà l’abito e lo stato sociale che farà pendere la bilancia della Giustizia Divina da una parte o dall’altra, ma solo le azioni commesse. Nei Tarocchi Visconti di Modrone, la parte superiore della carta presenta due angeli con le trombe mentre nella parte sottostante i morti si alzano dalle tombe (fig. 3). La scritta surgite ad iudicium, posta al di sopra delle ali degli angeli, indica quanto sta per avvenire.

Nella carta una costruzione turrita con un campanile esprime la potenza-fortezza della Chiesa mistica a cui l’uomo deve rivolgersi per non incorrere nel peccato poiché il giorno del Giudizio avverrà per tutti e di tutti la potenza divina valuterà le azioni. La realizzazione pittorica della struttura stessa con la parte superiore del campanile posta nella sezione alta della carta, cioè nel cielo e la parte fortilizia ben radicata sulla terra, denota la funzione della Chiesa di intermediazione o ponte fra Dio e gli uomini. La presenza a volte dell’ecclesia o della sinagoga o di entrambe quali motivi complementari si riscontrano nelle visioni del Giudizio fin dal sec. IX. Centralmente, nella parte inferiore della carta, un uomo a metà busto entrante nella terra o uscente da essa rappresenta l’articolo di fede riguardante la Discesa al Limbo di Cristo, immagine ricorrente in particolar modo nelle raffigurazioni iconografiche. In effetti la figura può essere identificata sia con Cristo nell’atto di scendere al Limbo sia con una delle figure che da esso risalgono, secondo una caratteristica combinata con quella del Giudizio, che mostra, come un’alternativa, Cristo con il risorto morto, nella sua funzione di mediatore fra quest’ultimo e il Paradiso.
Anche se non menzionato esplicitamente nelle Sacre Scritture la discesa al Limbo di Cristo dopo la morte ebbe un notevole fascino sulla Chiesa primitiva divenendo articolo di fede nel IV secolo (fig. 4).

Si riteneva infatti che le anime dei giusti che laggiù dimoravano in attesa della redenzione, essendo vissuti e morti prima della rivelazione, dovevano assurgere anch’essi nel giorno del Giudizio. L’episodio appare per la prima volta narrato nel Vangelo apocrifo di Nicodemo (V secolo) dove si legge:
“Le porte di bronzo furono infrante […] e tutti i morti che erano legati furono liberati dalle loro catene […] e il re della gloria entrò”.
Le dissertazioni teologiche intraprese attorno a tale argomento furono diverse e di grande rilevanza vertendo sulla natura del Cristo al momento della sua discesa e cioè se sotto forma di spirito (prima della Resurrezione) oppure in forma fisica (dopo la Resurrezione) come raffigurata nella carta oggetto di questa disamina se si identifica l’uomo a metà busto con il Cristo. La concomitante rappresentazione del Giudizio nella sua raffigurazione classica e della discesa dal Limbo non è inusuale nell’arte cristiana medievale: la si trova ad esempio in un mosaico sulla controfacciata del Duomo di Torcello (sec. XII) dove al Giudizio Universale è sovrapposta una gigantesca Anastasi (Discesa al Limbo) (fig. 5).

Nei Tarocchi Colleoni Baglioni di New York ricorre la presenza di due angeli musicanti e dei morti chiamati a risvegliarsi posti all’interno di una vasca-sarcofago (fig. 6). L’intera scena è sovrastata da Dio Padre che tiene in mano una spada: essa diviene nelle mani di Dio attuazione del messaggio del Cristo “Chi di spada ferirà di spada morirà” (Matteo 56: 62) a significare che la collera divina sarà tremenda, perché “Con la stessa misura con cui voi misurerete, a voi sarà misurato” (Matteo 7: 12). In alcune rappresentazioni il Cristo sovrano è raffigurato con una spada che gli esce dall’orecchio destro (da quello sinistro un giglio, simbolo di Grazia e Accettazione) (fig. 2).

Questa rappresentazione è collegata alle parole dell’Apocalisse (19,15) “Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti”. La sostituzione della bocca con le orecchie trova qui giustificazione dal fatto che le orecchie divengono i ricettacoli della conoscenza attraverso la quale Cristo giudicherà le azioni degli uomini graziando o punendo in base alle opere commesse.
Nel Tarocco Viéville e come apparirà anche in altri mazzi di questo trionfo, alla tromba è appeso il vessillo del Cristo risorto (fig. 7) a significare che quello “è il giorno del Signore”, secondo una versione iconografica che connette ulteriormente il Giudizio Universale con gli eventi riguardanti la Resurrezione del Cristo (fig. 8 – Una Croce rossa in campo bianco).
Resta da menzionare che nel tarocchino bolognese, la carta del Giudizio, chiamata l’Angelo, risulta la più alta nell’ordine dei trionfi (fig. 9), secondo un ordine osservato a Firenze e in Piemonte. Riguardo il tarocco piemontese, infatti, il posizionamento del Giudizio al termine venne documentato da Francesco Piscina da Carmagnola nel suo Discorso sopra l’ordine delle figure dei tarocchi del 1565:

L’Inventore […] ha posto per ultimo ritratto il Paradiso Celeste, nel qual triumphano l’anime beate, & vi ha fatto dipingere un Agnolo che cantando e sonando s’allegri di quelli Spiriti benedetti i quali la Gratia d’Iddio prima e l’opere sue bone hanno fatti degli di quella felicissima e sepiterna quiete.
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Didascalie delle figure
- 1 Il Giudizio, da Minchiata Poverone, Firenze, sec. XVIII.
- 2 Hans Memlinc (c. 1436-1494), Il Giudizio Universale, olio su tavola, 1467-1473.Danzica: Pomorskie Museum.
- 3 Bonifacio Bembo (1420-1480) (?), Il Giudizio, dai Tarocchi Visconti di Modrone, sec. XV. New Haven: Yale University, Cary Collection of Playing Cards, Beinecke Library.
- 4 Andrea Mantegna (attr.) (1431-1506), Discesa al Limbo, tempera e oro su tavola, 1490-1495. Princeton (NJ): The Barbara Piasecka Johnson Collection.
- 5 Anastasi (Discesa al Limbo), particolare del Giudizio Universale, mosaico, sec. XII. Torcello: Duomo, controfacciata.
- 6 Antonio Cicognara (pre 1480-post 1500) (?), Il Giudizio, dai Tarocchi Colleoni-Baglioni, Milano, sec. XV. New York: The Pierpont Morgan Library
- 7 Il Giudizio, dal Tarocco Vieville (Jacques Vieville), Parigi, metà sec. XVII. Parigi: Bibliothèque Nationale.
- 8 Carli Raffaello detto Raffaellino del Garbo (c. 1466-1524), La Resurrezione, olio su tavola, c. 1503-1505. Firenze: Galleria dell’Accademia.
- 9 Il Giudizio, da Tarocchino Al Leone, Bologna, 1770.

Faenza, 1952. Storico, musicologo, archivista, docente e Presidente dell’Associazione “Le Tarot”, composta da eminenti personalità del mondo accademico e della cultura. La comunità scientifica internazionale lo riconosce tra le massime autorità al mondo per quanto attiene l’iconologia dei tarocchi storici. Sul tema dello studio storico, simbolico e “dottrinale” dei tarocchi storici ha ottenuto il Patrocinio del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, collaborando con i grandi musei e le grandi biblioteche, tra cui: il Metropolitan Museum of Fine Arts di New York; la National Gallery di Washington; il Victoria and Albert Museum e il Warburg Institute di Londra; la Graphische Sammlung Albertina di Vienna; la Bibliothèque Nationale di Parigi; la Galleria degli Uffizi di Firenze; la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco; il Museo Egizio di Torino; il Museo delle Ceramiche di Faenza; il Museo Civico Archeologico di Bologna; la Biblioteca Marciana di Venezia; la Biblioteca Comunale di Mantova ecc. Si laurea in Studi Umanistici all’Università di Bologna e successivamente consegue il Diploma di Perfezionamento Post-Universitario in Musicologia. Ha frequentato la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica all’Archivio di Stato di Bologna. Già docente e direttore della Biblioteca Comunale di Brisighella. È autore di numerosi saggi e articoli tradotti in diverse lingue e diffusi in tutto il mondo.
-Sito “Le Tarot”: http://www.letarot.it/
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