“Credetemi, è tutto vero!”… – Elizabeth Miller

“La Vasca del Führer” (Einaudi) non è solo la cronaca di una vita tanto artistica quanto dura e spericolata, ma anche un affresco culturale degli anni che hanno segnato indelebilmente la storia del mondo.

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Serena Dandini racconta nel suo libro la travagliata e illuminata esistenza di Elizabeth Miller (Lee), nata a Poughkeepsie (New York) nel 1907, musa surrealista, fotografa e fotoreporter di guerra, un’artista capace di regalare, grazie ad una profonda inquietudine sfociata in male di vivere, le immagini più crudeli del secondo conflitto mondiale. Ne è l’emblema la foto scattatale dal collega Dave Scherman di lei nuda, immersa nella vasca appartenuta ad Hitler.

Emancipata, libera da ogni pudore Lee riserverà i sentimenti più intimi al suo modo di guardare, un paradosso per una donna che, vista la sua avvenenza, era abituata ad essere guardata. Elizabeth vive in una bellezza che le è di peso tanto da rimpiangere le forti emozioni dei bombardamenti, gli unici a regalarle l’adrenalina necessaria a farla sentire viva. Convincerà quindi Audrey Withers, sua redattrice  a Vogue, a trasformarla in reporter di guerra; ma se per Edward Steichen il fronte sarà sinonimo di quella crescita artistica che lo farà abbandonare il Pittorialismo e approdare alla fotografia diretta, per lei sarà il principio della fine.

L’autrice narra gli incontri fortunati, gli amori, uno su tutti quello con Man Ray che sarà suo maestro, e le amicizie importati: Picasso, Hemingway, Capa, ma anche la passione per il deserto scaturita dopo il matrimonio con l’egiziano Aziz Eloui Bey, forse nata per esorcizzare quel deserto interiore, troppo spesso colmato con l’alcool.

“Gli enormi spazi polverosi erano stati calpestati dai piedi di migliaia di condannati. Piedi che facevano male e venivano trascinati per alleviare il dolore, alla fine divenuti inutili se non per condurli alla camera della morte” (E. Miller)

Lee Miller fece parte del gruppo dei primi fotografi che entrarono nei campi di concentramento appena dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Quello che vide in quei gironi segnerà per sempre la sua vita e le farà perdere per sempre la libertà conquistata con la divisa e il “suo”  immancabile  rossetto rosso, che donerà ad una scheletrica ragazza rasata attratta da quella nota di colore in tanta bruttura. Nel telegramma alla sua redattrice con i rullini degli scatti di Buchenwald e Dachau scrive: “Credetemi, è tutto vero!”

“Poco dopo l’arrivo della Croce Rossa inglese, giunse un grosso carico di rossetto. Non era affatto quello che volevamo, e non so chi chiese rossetto. Ma fu un atto di genio.” (E. Miller)

Serena Dandini ci accompagna dolcemente nella vita della fotografa americana, cominciando dal suo fortunato incontro con l’editore Mr Condé Nast che ne farà la modella più pagata dell’epoca, al “praticantato” nella bottega di Man Ray, al film con Jean Cocteau, fino alla morte con accanto Lord Roland Penrose, l’unico uomo che abbia considerato un porto sicuro.

Un vero racconto di viaggio in cui le immagini della Miller si animano sotto la penna della Dandini facendoci quasi dimenticare che sia l’autrice a raccontarcelo…e che sia  Lee ancora una volta protagonista della scena.

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