Al momento giusto con quell* sbagliat*

La convinzione razionale di sapere “cosa vogliamo” non ci protegge da “cosa sentiamo”. Impariamo piuttosto ad investire su chi ci “fa sentire bene”.

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Ripercorrendo tutte le storie del nostro passato, analizzandole una per una, troveremmo che una parte di queste sia finita perché il momento non era quello giusto.

Analizzandole, nel profondo, potremmo prendere coscienza del fatto che la maggior parte delle storie sia finita anche perché, oltre al momento sbagliato, forse era anche il partner a non essere quell* giust*. Va detto che in questo gioco di combinazioni è anche possibile talvolta trovarsi dalla parte dei partner sbagliat*. 

Esistono poi brevi ma probabili occasioni in cui ad andare bene tendenzialmente sia il momento, “il momento giusto”. Questo momento arriva con il coincidere di diverse combinazioni, come una stabilità economica e un’indipendenza consolidata.

Spesso quando arriva il momento giusto pensiamo di essere cresciuti emotivamente, avendo acquisito ormai la consapevolezza di aver imparato dagli errori del passato. La famosa presa di coscienza si manifesta, in tutta la sua fierezza, con una frase magica che diciamo a noi stessi: “adesso so cosa non voglio”.

Il momento giusto comunque non corrisponde necessariamente al desiderio di una relazione matura, ma può benissimo far capo ad altri desideri altrettanto meritevoli.

Però il famoso momento giusto potrebbe dover essere necessario affinché ci si senta pronti a lasciarsi andare ad una “storia stabile”, almeno così dicono. Perché tutti abbiamo sentito dirci, almeno una volta nella vita, che una relazione giusta la puoi avere soltanto quando è il momento giusto, cioè quando stai solo e ci stai bene, ed è allora che sei pronto.

Nel momento giusto ci convinciamo di aver raggiunto un equilibrio emotivo personale tale da non poter permettere più ad un’altra persona di farci del male. Il modo in cui spesso pensiamo di poterci proteggere così, quasi credendoci davvero, è commovente. Pensiamo infatti di avere tutto sotto controllo, dovendoci occupare di proteggere noi stessi soltanto dagli errori del passato, pensando che basti evitare situazioni, caratteri e persino segni zodiacali che ci hanno fatto soffrire.

Proviamo però, ad esempio, per un istante, a pensare di poterci innamorare in un momento giusto di una persona a noi amica. Se il sentimento non fosse ricambiato, l’altr* in qualche modo non ci arrecherebbe comunque del male (o del malessere), finendo per rivelarsi quindi sbagliat*?

Perché il famoso equilibrio emotivo non è riuscito a proteggerci? 

Forse la verità è che non esiste nessuna cosa, come i momenti, o nessun chi, come l’altr*, che sia giusto o sbagliato. O quantomeno non ne esistono definizioni nette. 

La convinzione razionale di sapere cosa non vogliamo non sempre ci può proteggere da cosa sentiamo. La parola sentimento deriva dal latino sentimentum, che a sua volta viene dal verbo sentire, cioè «percepire».

Per sentimento si intende la facoltà che ci mette in grado di provare un moto dell’animo, come la gioia, l’odio, la gratitudine, lo stupore, la paura. Il sentimento tocca la sfera affettiva ed emozionale ed è spesso contrapposto alla ragione”.*

Sappiamo bene cosa non vogliamo, ma quanto realmente sappiamo quello che vorremmo?

Forse quello di cui non dovremmo davvero preoccuparci è il momento, ma quello di cui dovremmo iniziare ad occuparci è il sentimento. Non esistono momenti idealmente giusti e l’idea di quell* sbagliat* spesso anche.

Esiste quello che ci fa sentire bene. Che sia un chi o un cosa, ricordiamoci sempre, purché ci faccia sentire bene…ed è su quello che dovremmo investire.

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

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