Cuyp, Jacob Gerritsz.; A Child with a Goat; National Trust, Upton House; http://www.artuk.org/artworks/a-child-with-a-goat-131979

Il romanzo di formazione del Capricorno: dal piombo all’oro


Dal bieco arrivismo di Villefort de “Il conte di Montecristo”, alla visione conservatrice di Yukio Mishima. I colori del Capricorno, tra tinte malinconiche e l’ambizione della scalata sociale.

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Metà capra, metà pesce – forma animale assunta dal dio Pan per combattere contro il mostro Tifone – il Capricorno è espressione di due nature, l’una propria della terra, l’altra legata alla profondità delle acque.

Nel suo aspetto caprino, questa immagine teriomorfa viene raffigurata spesso nell’atto di scalare i sentieri impervi dei monti per giungere fino alle alte vette, comunicando per metafora le caratteristiche di un segno fortemente orientato alla scalata sociale, solerte sul lavoro e desideroso di costruire grandi progetti che richiedono impegno e una lunga gestazione.

 L’ambizione che spinge alla volontà di realizzare il successo risulta spesso essere tanto più forte quanto più viene avvertita una sorta di privazione, dettata magari dall’appartenenza a un ceto sociale inferiore o da una condizione di indigenza; o, ancora, da una ferita al proprio orgoglio intellettuale e fisico, come nelle vittime di bullismo. Ho sempre trovato calzante per il Capricorno, la revanche sociale del giudice Selah Lively narrato in un epitaffio nell’Antologia di Spoon River di E.L. Masters, ripreso poi da De Andrè nel “Giudice” nano.

Immaginate di essere alto un metro e cinquantotto e aver cominciato come commesso in drogheria studiando legge al lume di candela fino a diventare avvocato?

Ma quanto è possibile essere degli ambiziosi e, al contempo, conservare la propria onestà, se la si è mai avuta?

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Quando la brama di successo si trasforma in bieco arrivismo ci troviamo di fronte a personaggi capricornini al limite del villain: i Rastignac della tragica Comédie humaine di Balzac; i Julien Sorel stendhaliani la cui strada per il successo passa anche per la seduzione e lo sfruttamento delle donne utili all’ascesa (salvo poi incappare nelle “conseguenze dell’amore”…); arrivando infine al procuratore di Villefort de “Il conte di Montecristo” del Dumas che, per occultare le ragioni che gli impedirebbero una promozione, arriva a far condannare all’ergastolo l’innocente Edmond Dantes.

Non sei senza ambizione, ma non con la crudeltà che l’accompagna.

Macbeth, I,5

Questa è la filosofia di Lady Macbeth che lascia intendere che solo coloro disposti a mettere da parte la morale e i buoni sentimenti possono davvero elevarsi.

Freddo, algido e impassibile, il cuore del villain del Capricorno può dunque ricordare quello del burbero Scrooge, il personaggio dickensiano più noto in periodo natalizio. Oppure la rigidità dei robot. Ed è stato proprio un esponente del segno, padre del genere fantascientifico, Isaac Asimov (2/1/1920 – 1992), a inventare l’universo fantastico, seppur realistico, dei sempre più sofisticati robot positronici, disciplinati dalle Tre leggi della robotica che impedirebbero alle creature meccaniche di prendere il potere sull’umanità.

Il Potere che logora chi ce l’ha è senza dubbio il tema di fondo del Lord of the Rings dello scrittore e filologo inglese J. R. R. Tolkien (3/1/1892 – 1973) in cui l’Unico Anello è manifestazione stessa del Potere nel suo risvolto più corruttivo, le cui lusinghe sono parte di un processo di corruzione irreversibile che, in una dimensione macrocosmica, porta inevitabilmente alla fine del mondo per come lo si è conosciuto, pervadendo tutta la narrazione da quella struggente nostalgia di una precedente “Età dell’oro”, prima che l’ombra di Mordor si diffondesse.

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Esiste un termine gaelico, Hiraeth, – paragonabile, seppur con delle differenze, alla Sehnsucht tedesca o alla saudade portoghese – che descrive la complessità di un sentimento di nostalgia per epoche mai vissute.  Ebbene, la hiraeth che Tolkien suscita è la malinconia (la felicità di essere tristi, secondo Hugo)per un passato perduto – e, in questo caso, mai realmente esistito – implicitamente giudicato come migliore rispetto alla mediocrità del tempo attuale: una concezione alla base della visione tendenzialmente conservatrice del Capricorno e che è l’approdo ideologico del proprio intimo disincanto.

Malinconia, disillusione, pessimismo sono legati a Saturno, pianeta governatore e ispiratore del segno, a cui sono connessi tradizionalmente la solitudine, il colore nero, la malattia e, non ultimo, la Morte, protagonista assoluta della produzione del tormentato poeta Edgar Allan Poe (19/1/1809 – 1849), insieme a tutto ciò ad essa connessa come la malattia, la decomposizione o il terrore di svegliarsi da vivi in una bara. 

L’ossessione per la morte e l’adesione a posizioni conservatrici e nostalgiche, infine, si sposano tragicamente nella figura controversa dello scrittore nazionalista giapponese Yukio Mishima (14/1/1925 – 1970), culminando nell’estremo e cruento seppuku che l’artista decise di compiere come gesto definitivo.

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 Il piombo – sostanza legata a Saturno e quindi al Capricorno – con tutta la costellazione di simboli tetri e mefitici che si trascina dietro, è tuttavia la materia che in alchimia è possibile trasmutare in oro. E potrebbe essere il piombo la fonte d’ispirazione per il proprioBildungsroman, un romanzo di formazione che narra il conseguimento del successo, ottenuto non senza prove e ostacoli e non senza una solida base di valori autentici e incrollabili.

Non tutto quel ch’è oro brilla,

Né gli erranti sono perduti;

Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,

Le radici profonde non gelano.

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli